Zhukov, chi è il “re delle (cyber)truffe” russo condannato negli Usa

Il cybercriminale Aleksandr Zhukov dovrà scontare dieci anni di prigione: è riuscito a rubare oltre sette milioni di dollari con una frode pubblicitaria

Usa, i giornalisti della News Corp nel mirino degli hacker. L'accusa:
Foto Pexels | Mati mango
newsby Alessandro Boldrini12 Novembre 2021


Dovrà scontare dieci anni di prigione Aleksandr Zhukov, 41 anni, l’autoproclamato “re delle truffe” russo. A stabilirlo è stato il giudice distrettuale di Brooklyn Eric R. Komitee, che – rende noto il Dipartimento di giustizia Usa – ha condannato il cybercriminale per una frode milionaria in campo pubblicitario.

Secondo l’accusa, infatti, Zhukov è riuscito a intascarsi, insieme ai complici, oltre sette milioni di dollari sottratti illecitamente a inserzionisti, editori, piattaforme pubblicitarie e altri soggetti negli Usa. La corte ha inoltre stabilito che il 41enne russo dovrà risarcire le vittime della sua truffa con 3.827.493 dollari.

L’arresto in Bulgaria e l’estradizione

Zhukov era stato arrestato in Bulgaria nel 2018 ed estradato negli Usa l’anno seguente. Le accuse nei suoi confronti sono di cospirazione in frode telematica, frode telematica, cospirazione per riciclaggio e riciclaggio di denaro sporco.

“Seduto davanti alla tastiera del suo computer in Bulgaria e in Russia – ha dichiarato il procuratore generale Breon Peace, Zhukov ha elaborato e portato avanti una complessa frode multimilionaria ai danni dell’industria del digital advertising.

Colpite migliaia di società negli Usa

Peace ha inoltre ricordato che la truffa del 41enne russo ha colpito migliaia di società in tutti gli States. “Questa sentenza riconosce la responsabilità dell’imputato per il suo ingannevole furto da oltre sette milioni di dollari; e manda un messaggio chiaro a tutti i cybercriminali nel mondo: non si può sfuggire alle forze dell’ordine”.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, fra il settembre 2014 e il dicembre 2016 Aleksandr Zhukov ha gestito le attività di una società attiva nel campo pubblicitario, la Media Methane. Da questa deriva anche il nome dello schema truffaldino da lui ideato: il “Methbot”.

La Media Methane di Aleksandr Zukhov

Il business della Media Methane si basava sul ricevere pagamenti in cambio della pubblicazione di inserzioni (principalmente video) su una serie di pagine web. In realtà, al posto di pubblicarli sui veri siti di alcuni editori, Zukhov ha noleggiato oltre 2mila server in una serie di datacenter commerciali di Dallas e Amsterdam.

Il cybercriminale russo ha poi programmato i computer (i “bot”) in modo che simulassero un’attività umana simile a quella reale, visualizzando così le inserzioni. Che, però, erano pubblicate su alcune pagine vuote che a loro volta riproducevano quelle di oltre 6mila grandi società, fra cui il New York Times e il New York Post.

Una frode da oltre 7 milioni di dollari

Nelle rete, dunque, sono finiti sia chi pagava affinché le pubblicità fossero viste da utenti reali sia i proprietari dei siti “taroccati”. E lo schema ha permesso all’autoproclamato “re delle truffe” e ai suoi “sviluppatori” (come Zukhov chiamava i suoi complici) di sottrarre più di sette milioni di dollari.

Di questi, circa il 75% – all’incirca 4,8 milioni – sono finiti direttamente nelle tasche del 41enne russo; il quale li ha poi depositati in diversi conti bancari in Bulgaria, Russia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Lettonia e Cipro.


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