La roulette fu inventata da Pascal?

Le teorie sull’origine della roulette menzionano spesso la “Girella” italiana come probabile fonte di ispirazione, ma anche il Biribissi, l’Hoca e il Portique potrebbero aver ricoperto un ruolo determinante in tal senso

Roulette
Foto Pixabay | GregMontani
newsby Redazione28 Marzo 2022


A distanza di decenni, il poker, il blackjack e la roulette continuano ancora a riempire le grandi sale da gioco, oltre che gli schermi dei più moderni dispositivi digitali che permettono di divertirsi con le carte anche a distanza. Le origini di queste attrazioni, tuttavia, sono molto meno conosciute rispetto ai giochi in sé per sé. Curiosamente, anche chi non ha mai giocato sa distinguere una roulette o un mazzo di carte francesi, mentre chi ne è appassionato potrebbe trovarsi impreparato di fronte al tema dell’invenzione di un dato gioco. Se prendiamo in considerazione la roulette, allora il mistero si infittisce ulteriormente, perché sono molteplici le teorie che riguardano la diffusione di questa ruota dalla variopinta circonferenza.

Pascal e l’invenzione della roulette

Molti studiosi hanno tentato di chiudere la questione affibbiando la paternità dell’invenzione a Blaise Pascal, matematico e filosofo francese del XVII secolo. Pascal creò infatti una macchina in grado di muoversi da sola, generando da sé l’energia utile per il movimento, ma alcuni particolari discordanti lasciano pensare che possa non essere stato lui il vero fautore della roulette. Quest’ultima veniva citata ufficialmente per la prima volta nel 1716, mentre Pascal è morto nel 1662. Come se non bastasse, sono ben poche le biografie di Pascal che si soffermano sulla roulette o individuano qualche nesso tra lui e il gioco. Ad ogni modo, quando la roulette iniziò a diffondersi tra Europa e America, era già troppo tardi perché Pascal potesse vederlo.

Le teorie sull’origine della roulette menzionano spesso la “Girella” italiana come probabile fonte di ispirazione, ma anche il Biribissi, l’Hoca e il Portique potrebbero aver ricoperto un ruolo determinante in tal senso. Meno credibile la tesi secondo la quale la roulette sarebbe arrivata in realtà dalla Cina. Era la fine del XVIII secolo quando il gioco iniziava ad assumere l’aspetto per il quale è noto e popolare ancora oggi. Niente di particolarmente trascendentale, però. Si narra infatti che gli antichi romani e gli antichi greci giocavano spesso con le ruote dei carri o con gli scudi utilizzando le frecce in maniera analoga a come viene impiegata oggi la pallina che si deve fermare in uno dei settori numerati del disco.

E’ possibile contraddire le leggi fisiche?

Perché si è arrivati a discuterne ancora oggi? Forse perché per decenni i giocatori si sono preoccupati solo di contraddire le leggi fisiche che governano la ruota o di studiare il sistema Labouchere utilizzabile alla roulette, nella speranza di capire come indovinare in anticipo dove sarebbe finita la pallina lanciata dal croupier. Non sono poche le curiosità inerenti alla struttura della ruota. Ad esempio, sembra che la prima versione contasse già 38 numeri, ciononostante la roulette che si è fatta maggiormente conoscere è sempre stata quella con 37 numeri, dallo 0 al 36. Sono stati i giocatori americani a decidere di ripristinare il 38° numero per rendere il gioco il meno facile possibile, inserendo così sulla ruota lo 00, che si comporta esattamente come lo 0.

Attualmente esistono quindi 3 versioni della roulette: oltre a quella americana ci sono quella francese e quella europea, che differiscono tra loro per l’interpretazione e la presenza di alcune specifiche regole. Arrivati ai giorni nostri, appare alquanto improbabile che possano essere sviluppate altre varianti del gioco. Ormai la roulette viene citata dai media soprattutto per notizie relative a partite memorabili e in pochi si interessano a sviscerare la dimensione prettamente ludica dell’attrazione. Non si va né avanti né indietro e il gioco rimane così com’è, dato che a molte domande non si trova risposta. Così come non si conosce il passato della roulette, difficilmente si pensa a programmarne un futuro.


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