Il vino della settimana: Urciuolo, Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019

Chi vuole concedersi un piacere immediato e voluttuoso può mettersi in cerca dell’Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019 della cantina Urciuolo

Il vino della settimana Urciuolo, Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019
Il vino della settimana Urciuolo, Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019
newsby Monica Coluccia29 Novembre 2021


Chi beve bene sa che uno dei vini rossi più adatti all’autunno è l’aglianico, senza ombra di dubbio. Checché ne dicano gli amanti delle leggerezze estrattive e dei vini gluglu, quando fuori fa buio presto, l’aria è spesso umida di pioggia o di nebbia e aumenta la voglia di un pasto serale sostanzioso, per rispondere all’esigenza atavica di riscaldare corpo e anima, non c’è niente di meglio di un vino rosso strutturato, avvolgente, profumato e di buon grado alcolico, che regali quel tepore mancante di luce e di sole.

Tra le tipologie di vini prodotti con il vitigno aglianico, che si possono reperire nelle regioni del centro-sud d’Italia, ce n’è una poco nota al di fuori dei confini della regione Campania, e spesso anche al di fuori della provincia di Avellino, che è il Campi Taurasini, sottozona Doc Irpinia. All’etichettatura Irpinia Campi Taurasini i vignaioli irpini che producono aglianico affidano i loro “second vin”, assumendo che il Taurasi Docg sia il vino più reputato e importante del territorio quando si parla di vini rossi, oltre che essere un prodotto destinato all’invecchiamento: dopo anni di permanenza in bottiglia il Taurasi – se fatto bene – è capace di regalare preziosismi evolutivi che vale la pena attendere.

Vino della settimana: Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019

Chi non ha voglia di aspettare il Taurasi e vuole concedersi un piacere immediato e voluttuoso può mettersi in cerca dell’Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019 della cantina Urciuolo.
La cantina storica della famiglia Urciuolo, con sede a Forino in provincia di Avellino, sta iniziando a raccogliere i primi frutti di un misurato progetto di rinnovamento aziendale che vede coinvolti in prima persona Caterina Tammaro e Ciro Urciuolo, compagni nel lavoro e nella vita, sostenuti nel quotidiano dall’entusiasmo contagioso e rigenerante dei figli: Davide, il creativo, Nicola, l’universitario, e Michela, dodicenne, la mascotte gioiosa della famiglia.

Dall’entusiasmo di creare qualcosa di intimo e familiare è venuta fuori la nuova linea di vini denominata Votiva, cui appartengono anche un Taurasi 2014 e un Irpinia Bianco 2020, quest’ultimo blend di falanghina, fiano e greco.

La linea Votiva è ispirata al culto della dea Mefite, portatrice di abbondanza e prosperità, una divinità venerata in Irpinia già a partire dal VII secolo a. C., cui è dedicato il progetto grafico delle bottiglie.

Le uve aglianico per l’Irpinia Campi Taurasini Votiva 2019 arrivano dai vigneti in proprietà della famiglia Urciuolo nel comune di Mirabella Eclano, dislocati sopra i 350 metri di altitudine sul livello del mare, vigneti nei quali non ci si spinge oltre i 65 quintali/ettaro di resa in uva, rimanendo ampiamente sotto il limite dei 110 quintali/ettaro imposto dalla Doc Irpinia per la sottozona Campi Taurasini (per dare un parametro quantitativo segnaliamo che il limite per l’Irpinia Rosso è di 130 quintali/ettaro e per l’Irpinia Aglianico di 120).

Un anno e mezzo di maturazione

Dopo un periodo di maturazione in botti di rovere di circa un anno e mezzo, cui seguono altri dieci mesi di affinamento in bottiglia nella cantina aziendale prima della commercializzazione si ritrova nel calice un vino dal consueto colore affascinante per un aglianico giovane, rubino sempre intenso e profondo, ma mai cupo: complice spesso l’alto valore di acidità del vitigno, che dona al colore una percettibile luminosità.

Il corredo olfattivo ha caratteri boschivi e montani, poi apre a fumo e pot-pourri e nei profumi fruttati richiama le giuggiole, il mirto, le bacche di ginepro e la prugna, e ancora chiude con carruba e resina di pino. Si mostra, come “ha da essere”, un vino di ottima presenza scenica al naso, come visto, ma soprattutto al gusto con un sorso sorprendentemente agevole che gioca tutto sull’equilibrio grazie a una componente alcolica (14 gradi di alcol) tenuta a bada da una robusta ossatura di freschezza, che si palesa con evidenza nel finale con ritorni fruttati di susina nera e arancia rossa che schivano, per emergere, la piacevole sigla affumicata.

Paste ripiene o paste di grano con sughi al ragù e abbondanti spolverate di pecorino, parmigiano, ricotta salata o altri formaggi stagionati sono le benvenute per l’abbinamento, così come il vino offrirà un sorso gradito su salsicce di maiale o bistecche di vitello alla brace. Qualora foste dalle parti di Atripalda fate un salto da Zi’ Pasqualina per rubare la ricetta dei “fusilli avellinesi al ragù antico mantecati con pecorino di Lioni”, un piatto che con l’aglianico giovane fa solitamente “all’ammmore”.


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