Piano Marshall, che cos’era? E cosa prevedeva?

Fu un progetto di vasta ricostruzione delle nazioni dell’Europa occidentale devastate dalla seconda guerra mondiale, coordinato dagli Stati Uniti

Il piano Marshall deve il suo nome al generale George C. Marshall
Foto di George C. Marshall licensed under CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/
newsby Alessandro Bolzani12 Maggio 2022


Al termine della seconda guerra mondiale, vari Paesi europei si ritrovarono a far fronte a una situazione economica disastrosa, aggravata da problemi come la disoccupazione, il calo dei salari e l’aumento dei prezzi. Il conflitto aveva intaccato anche la capacità produttiva di vari settori, tra cui quello agricolo. Per provare a migliorare la situazione, il 5 giugno 1947 gli Stati Uniti presentarono ufficialmente un progetto di vasta ricostruzione delle nazioni dell’Europa occidentale devastate dalla guerra, noto come piano Marshall (dal cognome del segretario di stato Usa che contribuì alla sua creazione).

La gestione dei fondi del piano Marshall

Per gestire in modo efficace il piano Marshall, nell’aprile del 1948 il presidente Harry Truman istituì l’Economic Cooperation Administration (Eca), un ente incaricato di definire le politiche di aiuto. Inoltre, diede vita anche all’European Recovery Program (Erp), il cui obiettivo era organizzare gli stanziamenti all’interno di ciascun Paese. Una volta ultimati i preparativi, il piano venne avviato nella primavera del 1948 e andò avanti fino alla sua chiusura ufficiale, avvenuta nel giugno del 1952. I risultati economici sperati arrivarono, soprattutto grazie al rilancio dell’iniziativa imprenditoriale, al consolidamento di una logica concorrenziale e all’apertura commerciale. Non mancarono degli importanti passi avanti nella promozione dell’integrazione tra le economie europee.

L’impatto economico

Complessivamente, il piano Marshall comportò uno stanziamento di 17 miliardi di dollari, che vennero erogati nell’arco di quattro anni. I Paesi dell’Europa occidentale usarono il denaro per incentivare la produzione agricola e industriale, anche grazie all’acquisto di materie prime, macchinari e combustibili. Inoltre, i fondi resero possibile la concessione di prestiti a fondo perduto. I Paesi che beneficiarono maggiormente del piano Marshall furono l’Italia, la Francia, la Germania dell’Ovest e l’Inghilterra. L’intervento degli Stati Uniti permise al Vecchio Continente di rialzarsi e di rafforzare il proprio legame con gli Usa. Sotto questo punto di vista, non stupisce troppo che l’Unione Sovietica decise di fare a meno del piano Marshall: i timori di una possibile ingerenza degli Usa nella vita politica dei Paesi membri erano troppo elevati.

Grazie ai fondi del piano Marshall destinati all’Italia, pari a un miliardo e 500 milioni di dollari, la Penisola riuscì a rimettersi in piedi dopo la devastazione della seconda guerra mondiale. I finanziamenti portarono a una forte crescita del settore industriale, che però non fu omogenea in tutto il Paese. Il Sud Italia continuò a soffrire a causa della povertà e della disoccupazione.


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