Cosa si intende per economia di guerra

Cosa significa vivere in un'economia di guerra e quali sono le ricadute (economiche) concrete: dal razionamento all'aumento delle tasse

Economia di guerra
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newsby Alessandro Boldrini11 Marzo 2022


Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, a margine del vertice dei capi di Stato e di governo di Versailles sul conflitto in Ucraina ha dichiarato che “dobbiamo prepararci, ma non è assolutamente un’economia di guerra. Ho visto degli allarmismi esagerati”.

“Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire, sennò saremmo già in una fase di razionamento – ha chiarito -. Dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali. In molti si stanno però interrogati sulle parole del premier e su cosa significhi davvero vivere in un’economia di guerra. E, soprattutto, ciò che essa comporta nel concreto: vediamolo nel dettaglio.

Cosa significa vivere in un’economia di guerra

Innanzitutto, partiamo del significato di questa locuzione. Per la Treccani s’intende un “adeguamento del sistema economico alle necessità della guerra”. L’enciclopedia ricorda poi che il problema economico del conflitto è duplice: da un lato rendere disponibili risorse per gli armamenti, il mantenimento e la mobilitazione degli eserciti; dall’altro organizzare la produzione a sostegno dei combattimenti.

Razionamento economia di guerra
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In un’economia di guerra prevale infatti il tema della pianificazione e dell’organizzazione della produzione, con quella civile costretta a lasciare spazio a quella bellica. In alcuni casi i governi hanno ad esempio introdotto forme di razionamento (ovvero di suddivisione) del cibo e dei beni di prima necessità.

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La durata della fase di economia di guerra soggiace poi alla lunghezza del conflitto stesso. Perché quanto più il conflitto dura nel tempo, maggiori sono le risorse necessarie per finanziarlo. Storicamente i canali di finanziamento di una guerra sono sempre stati quattro: tasse; debito pubblico; donazioni; inflazione.

L’imposizione fiscale, di norma, cresce in proporzione con la ricchezza di uno Stato. Perché più sono poveri i cittadini, meno si può ricorrere a questa fonte. Analogo è il limite del debito pubblico interno; mentre quello esterno dipende dalla credibilità del Paese che chiede prestiti all’estero.

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Può anche capitare che alcuni soggetti privati abbiano un particolare interesse nel conseguimento degli obiettivi bellici del proprio Paese, tanto da finanziare lo Stato donando parte dei propri capitali. Infine, esiste “l’arma a doppio taglio” dell’inflazione. Essa da un lato conferisce a un governo un potere d’acquisto immediato, causando però gravi danni al proprio mercato monetario.

Carro armato economia di guerra
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Un’economia di guerra è spesso un volano per l’industria pesante di un Paese, dove si osserva una tendenza dell’economia ad allontanarsi dal libero mercato. Da ultimo, i periodi di conflitto sono spesso portatori di innovazioni e scoperte scientifiche importanti.


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