Marina Abramovic, chi è l’artista imitata da Virginia Raffaele

L’artista serba, naturalizzata cittadina statunitense, è uno dei volti più rappresentativi della performance art. Nel corso della sua carriera ha ridefinito più volte i limiti di che cosa può essere definito “arte”

L'artista Marina Abramovic durante la performance
Foto di Andrew Russeth licensed under CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/deed.en)
newsby Alessandro Bolzani28 Febbraio 2022


Uno dei cavalli di battaglia di Virginia Raffaele sono le imitazioni. Nel suo repertorio ha tantissimi personaggi diversi e durante la sua partecipazione alla seconda stagione di “LOL – Chi ride è fuori” ne ha ripescato uno in particolare: Marina Abramovic. La donna di cui la comica ha vestito i panni è un’artista serba, naturalizzata cittadina statunitense, che nel corso della sua carriera ha dato un contributo enorme alla performance art. Questa corrente artistica prevede una qualche forma di esibizione che, nella maggior parte dei casi, l’artista svolge davanti a un pubblico. Può miscelare elementi presi dalla danza, dalla poesia, dal teatro e da altre forme d’arte, ma non si limita mai a intrattenere i presenti. Il vero scopo di questa forma d’arte è esprimere un messaggio, comunicare un’emozione, permettere al pubblico di vivere un’esperienza unica e irripetibile.

Quando Abramovic mise la sua vita nelle mani del pubblico

Nel corso della sua carriera, Marina Abramovic ha più volte ridefinito i limiti di cosa può essere definito “arte”, proponendo al pubblico delle performance sempre diverse e imprevedibili. Una delle più famose è “Rhythm 0”, svolta nel 1974 nello Studio Morra a Napoli. Durante l’esibizione, Abramovic mise a disposizione del pubblico vari oggetti atti a procurare piacere o dolore, che i presenti avrebbero potuto usare su di lei in totale libertà. C’erano dei fiori, del miele, un profumo e dell’acqua, ma anche uno scalpello, un coltello da cucina, delle catene e una pistola carica. Su un cartello erano riportate tutte le informazioni necessarie per comprendere la performance: “Ci sono 72 oggetti sul tavolo che possono essere usati su di me nel modo in cui desiderate. Io sono l’oggetto. Mi assumo completamente la responsabilità di quello che faccio. Durata: 6 ore, dalle 20:00 alle 2:00”.

L’escalation

L’artista rimase immobile per sei ore, durante le quali avvenne di tutto. All’inizio il pubblico non interagì molto con lei, limitandosi a osservarla, accarezzarla o a solleticarla con una piuma. Poi però la situazione precipitò. Una volta realizzato che Abramovic non avrebbe reagito in alcun modo alle loro azioni, i presenti iniziarono a mostrare la loro vera natura. Alcuni tagliarono i vestiti dell’artista, lasciandola completamente nuda, mentre altri la trascinarono da un punto all’altro della sala in cui si svolgeva l’esibizione, causandole delle escoriazioni. Qualcuno arrivò a succhiare il sangue dalle sue ferite o a palparla senza ritegno. In molti rimasero a osservare mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime, senza muovere un dito per aiutarla o scoraggiare le azioni più violente.

La situazione degenerò fino a quando uno dei presenti mise in mano ad Abramovic una pistola carica e gliela puntò alla gola. Per scongiurare lo scenario peggiore, il gallerista recuperò in fretta l’arma e la lanciò fuori dalla finestra.

Cosa accadde al termine della performance?

Come promesso, Abramovic rimase immobile per sei ore. Allo scadere del tempo si “rianimò” e accadde qualcosa di strano: tutti coloro che non si erano fatti problemi a farle del male iniziarono a indietreggiare, intenzionati a evitare in ogni modo di fare i conti con le conseguenze delle loro azioni. In molti ritengono che con questa performance l’artista rivelò la natura sadica e allo stesso tempo codarda che caratterizza buona parte del genere umano.

The artist is present

Un’altra performance famosissima di Marina Abramovic è “The artist is present”. In questa esibizione, svolta al MoMA di New York nel 2010, l’artista rimase seduta a un tavolo per 736 ore, durante le quali molte persone presero posto di fronte a lei. Per la maggior parte del tempo, Abramovic si limitò a fissare in silenzio i vari membri del pubblico, limitandosi a comunicare con lo sguardo e le espressioni facciali. La situazione cambiò quando si sedette di fronte a lei Ulay, un altro esponente della performance art con cui aveva avuto una lunga relazione in passato. Vedendolo, Abramovic iniziò a piangere, esprimendo con la mimica facciale tutti i sentimenti che in quel momento non potevano uscire dalle sue labbra. Quando le mani dei due artisti si incontrarono a metà del tavolo, i presenti esultarono e applaudirono.


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