Tragedia di piazza San Carlo: che cosa sappiamo 5 anni dopo i fatti di Torino

Due morti e 1.600 feriti in occasione della finale di Champions League vista davanti al maxischermo: le verità giudiziarie accertate al momento

Piazza San Carlo di Torino
Foto Wikimedia Commons | Hpnx9420 CC BY 3.0
newsby Lorenzo Grossi3 Giugno 2022


3 giugno 2017, Torino. Sono passati cinque anni esatti dalla strage di piazza San Carlo. Al minuto 67 della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, dove i bianconeri sono già sotto 3-1 per la doppietta di Cristiano Ronaldo, una piazza composta da 40mila persone davanti al maxischermo impazzisce. La gente si sposta, si spinge, inizia a correre e a gridare. La paura è quella di essere finiti al centro di un attentato organizzato dall’Isis.

Quella notte, il 3 giugno di cinque anni fa, Torino ha avuto la sua guerra: 1.600 feriti, due morti. Una catena di responsabilità accertate in tribunale. Chi ha sbagliato? Il Comune che ha consentito l’evento? O chi non ha rispettato tutte le prescrizioni? E perché? Chi non aveva messo abbastanza steward per aiutare la gente a fuggire, oppure chi non ha controllato o impedito che non ci fosse quel tappeto di vetri spaccati sparsi ovunque? Oppure chi non ha bloccato i venditori?

Le polemiche hanno travolto tutti: la sindaca Chiara Appendino, quella notte lontana dalla città, ma a Cardiff per la partita. Ma non solo: la polizia, i vigli urbani, il Comune, i tecnici. Tutti. I processi hanno portato a 12 condanne e un patteggiamento. Il monito è chiaro: si poteva fare meglio, evitare quel disastro. E salvare la vita a due donne: Erika Pioletti e Marisa Amato, le due vittime di quella notte.

La sentenza definitiva per l’omicidio preterintenzionale

Il filone principale riguarda quello dell’omicidio preterintenzionale che ipotizzava nella condotta di rapina con lo spray messa in atto dai quattro giovani. Pochi mesi fa è arrivata la sentenza definitiva. 10 anni, quattro mesi e 20 giorni di reclusione sono stati inflitti a Sohaib Bouimadaghen, 21 anni (soprannominato «Budino») e ai ventenni Hamza Belghazi e a Mohammed Machmachi. Per Aymene El Bahibi, 22 anni, la pena è di 10 anni, tre mesi e 24 giorni: un mese circa meno degli altri perché ritenuto responsabile di meno episodi. Tutti i ragazzi sono detenuti da aprile 2018 e in carcere si sono iscritti all’università. “Frequentano con profitto”, precisa il legale Basilio Foti che li aveva difesi.

Tragedia di piazza San Carlo: il coinvolgimento giudiziario dell’ex sindaco Appendino

Resta aperto il fronte delle presunte responsabilità amministrative, tra cui Chiara Appendino, l’ex Questore Angelo Sanna e altri “quadri” di amministrazione della Città e della polizia. I loro processi non sono ancora approdati a pronunce di terzo grado. L’ex sindaco di Torino viene condannata in primo grado, il 27 gennaio 2021, a un anno e sei mesi di carcere per omicidio, lesioni e disastro colposi.

Per quanto riguarda invece la parte di processo celebrata con il rito ordinario, lo scorso 3 marzo la Corte di Assise ha inflitto due anni di reclusione a Michele Mollo, Capo di Gabinetto della Questura di Torino, un anno e quattro mesi ad Alberto Bonzano, dirigente della polizia responsabile del servizio ordini e sicurezza, e un anno e due mesi a Marco Sgarbi, vice comandante della polizia municipale. Tra i sei assolti ci sono due funzionari del Comune e il vice prefetto Roberto Dosio.

Le motivazioni della condanna

In 150 pagine il giudice ricostruisce quanto accadde la sera del 3 giugno. Chiara Appendino, con le sue azioni, “ha creato la cornice critica” dell’evento. Sua, infatti, è stata la decisione di organizzare la manifestazione, facendo proprie le scelte suggerite dal braccio destro Giordana. A cominciare dalla volontà di predisporre la proiezione in una piazza aulica e di preferire piazza San Carlo a piazza Castello in ragione dei danneggiamenti che aveva subito Palazzo Madama in precedenti raduni da parte dei tifosi. Secondo il giudice, la sindaca aveva ben chiaro il problema sicurezza e “avrebbe dovuto agire diversamente”, fino eventualmente a “rinunciare alla proiezione della partita”. Allo stesso tempo la sindaca non è responsabile degli eventuali profili di colpa relativi all’iter amministrativo, che compete ai dirigenti comunali. Tranne che per l’ordinanza anti-vetro, che è stata “negligentemente” omessa.

Piazza San Carlo, dopo cinque anni dalla tragedia: “Il ricordo resta, come il dolore”


“Ci resta il ricordo di nostra mamma per sempre, ogni giorno, non passeranno anni o decenni che ci faranno alleviare il dolore di questa tragedia ed è giusto ricordarla ogni anno”. Così i figli di Marisa Amato, una delle due vittime di piazza San Carlo.. Presente alla commemorazione anche l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, ancora imputata. “La Città voglia ricordare questa giornata perché deve rimanere vivo il ricordo della giovane Erika e di nostra mamma”.


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