Telegram: perché non è rintracciabile chi lo usa contro la legge? Il quadro

Telegram è sempre più il luogo in cui si organizzano manifestazioni violente contro Governo, autorità sanitarie, giornalisti. Ma scovarle è molto complicato

Telegram (Getty Images)
Telegram (Getty Images)
newsby Marco Enzo Venturini31 Agosto 2021


Il 1° settembre non sarà solo il giorno dell’introduzione dei nuovi obblighi sul Green pass, ma anche quello della grande allerta per possibili gravi disordini in tutta Italia. Un allarme che per il ministero dell’Interno è ben presente, soprattutto in considerazione delle recenti aggressioni e di organizzazioni che stanno sempre più prendendo piede sui social. In particolare su Telegram. Ma perché è così complicato prevenirle e anticiparle?

Perché Telegram sta spaventando le autorità

I motivi di inquietudine sono presto spiegati. Da tempo ormai circolano avvisi che preannunciano per il 1° settembre iniziative di disturbo (e potenzialmente violente) in almeno 54 città. I “No Green pass” hanno ampiamente minacciato di voler intervenire presso diverse stazioni dei treni per impedire la partenza dei mezzi sulla base del concetto “Se noi non possiamo salire a bordo, allora nessuno potrà viaggiare“. Il Viminale sul tema è stato chiaro: “Il ministero assicura sempre la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole“. Detto questo, però “non saranno ammessi atti di violenza e minacce“. Il problema è che il ricorso a Telegram rende complicato risalire ai nomi dei responsabili.

Il problema è reale. Tanto che si teme che da sparute manifestazioni di piazza (spesso con centinaia o a volte decine di partecipanti) si possa passare a gruppi più estesi. Magari per emulazione, per spirito del branco, alimentato dal malcontento generato da oltre un anno e mezzo di emergenza sanitaria e del fenomeno sempre più incontrollato delle fake news. Tanto che su Telegram non sono più isolati gli inviti alle “cacce all’uomo”, come denunciato nelle scorse ore anche dall’infettivologo Matteo Bassetti.

Utenti (quasi) irrintracciabili: privacy “troppo” tutelata

Le forze dell’ordine stanno monitorando il fenomeno, con la consapevolezza che risalire la catena delle fonti non è sempre così facile su Telegram. E i motivi sono molteplici. Sia perché i messaggi spesso sono pubblicati in forma anonima, sia perché i gruppi di contestatori nella maggior parte dei casi sono chiusi a riccio rispetto al mondo esterno. Scoperchiarli è un’impresa, a meno che (come avvenuto nel caso dei Green pass fasulli) non sia qualche stesso membro della comunità a fungere da “talpa”, più o meno inconsapevolmente. Mostrando al mondo intero cosa avviene in quei piccoli universi telematici.

Possibile però che utenti comodamente connessi dall’Italia possano comunicare tra loro in rete senza essere tracciabili o rintracciabili dalle autorità? In un certo senso, sì. Telegram offre infatti una serie di tutele alla privacy che diverse community che operano ai confini della legalità stanno sfruttando a proprio vantaggio. Il livello di crittografia delle chat è infatti elevatissimo, poiché i dati condivisi tra gli utenti non sono conservati in un unico server ma dispersi in innumerevoli data center sparpagliati in ogni parte del globo. Rendendoli, di fatto, impossibili da ricostruire.

Altro aspetto non da poco è che a Telegram si può accedere senza condividere il proprio numero di telefono cellulare (a differenza, per esempio, di WhatsApp). Questo vale di default per chiunque non faccia parte della propria rubrica, ma la funzionalità può essere estesa anche ai propri contatti. Permettendo, dunque, anche una “doppia identità”. Non dimentichiamo la possibilità di cancellare messaggi rimuovendo ogni traccia (incluso il “Messaggio cancellato” che invece appare su altre piattaforme analoghe). Ma, soprattutto, il problema più grosso è rappresentato dalla “chat segreta”.

Telegram e i problemi che nascondono le “chat segrete”

Queste ultime, che sono proprio quelle che i gruppi antagonisti prediligono, utilizzando la crittografia end-to-end. Questo significa che lo speciale protocollo di sicurezza garantisce che solo ed esclusivamente i propri partecipanti possano leggere i messaggi. E non è tutto: tali messaggi non sono inoltrabili in chat esterne, e non compaiono nemmeno nell’archivio digitale di Telegram. Sono rintracciabili solo dal dispositivo in cui sono stati scritti o ricevuti (in altre parole, anche il loro stesso autore se cambia telefono non potrà leggerli più).

Infine, l’aspetto forse più inquietante. Su specifica richiesta, è possibile scrivere messaggi a tempo che si “autodistruggono” su richiesta del loro autore. In questo modo non rimane alcuna traccia di comunicazioni tra utenti, che potrebbero anche aver nel frattempo pianificato azioni illegali (ed essersi scambiati documenti in tal senso). Un’attenzione maniacale per la sicurezza, insomma, quella di Telegram. Tanto da spaventare anche lo stesso Governo.


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