Tangentopoli, per il 60% degli italiani in 30 anni non è cambiato nulla

I primi risultati dell’indagine Demos-Libera: per il 22% degli intervistati la corruzione è cresciuta dal 1992, anno dell’inizio di Tangetopoli. Don Ciotti: “Oggi la piaga è la commistione tra crimine economico e mafioso”

Tangentopoli, per il 60% degli italiani in 30 anni non è cambiato nulla
(Fonte: archivio storico Corriere della Sera)
newsby Alessandro Boldrini16 Febbraio 2022


Il 17 febbraio 1992, con l’arresto del socialista Mario Chiesa scoppiava lo tsunami giudiziario di Tangentopoli, destinato a segnare lo spartiacque fra la Prima e la Seconda Repubblica italiana. Oggi, a trent’anni di distanza, secondo il 60% degli italiani nulla è cambiato rispetto ai tempi di Mani Pulite.

1992-2022, Tangentopoli non è mai finita?

Lo rivelano i primi risultati di un’indagine Demos-Libera sulla percezione della corruzione e delle mafie. Il rapporto completo sarà pubblicato nelle prossime settimane. Ma già dai primi dati è evidente come, secondo i cittadini, nel nostro Paese non ci siano stati significativi passi avanti nella lotta alla criminalità.

Tanto che, afferma Libera, è come se Tangentopoli non sia mai finita davvero e che anzi mafia e corruzione siano ormai fenomeni radicati nel “senso comune”. Addirittura, la tendenza è quella di considerarli come una sorta di “patologia nazionale”.

L’impatto (e la percezione) della corruzione in Italia

Secondo sei intervistati su dieci, infatti, in trent’anni non sarebbe cambiato nulla in Italia. Il 22% pensa anche che la corruzione sia cresciuta se paragonata al quadro delineato dall’inchiesta di Mani Pulite; mentre per il 78% la corruzione in politica è lo specchio della società attuale.

Solo un cittadino su dieci ritiene invece che il fenomeno corruttivo sia meno legato alla politica rispetto al passato. E ancora: per il 58%, come in passato, la politica è ancora connessa alla corruzione, con quest’ultima che è vista come un male per il bene comune.

Ad esempio, il 77% degli intervistati afferma infatti che le mazzette abbiano condizionato negativamente la sanità pubblica, riducendone l’efficienza nella lotta contro il Covid-19. Solo il 16% degli italiani, infine, ritiene che la corruzione sia calata dai tempi di Tangentopoli.

Il 71% degli italiani non sa quasi nulla del Pnrr

Significativi sono anche i risultati della ricerca relativi al capitolo Pnrr. Dall’analisi emerge infatti che il 71% degli intervistati ha una conoscenza nulla o scarsa del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il 47% si dichiara poi “allarmato” in merito alla possibilità di infiltrazioni mafiose negli appalti legati ai fondi.

Come chiarisce il sondaggio, in Italia è particolarmente diffusa la concezione che il Covid prima, e il Pnrr dopo, siano dei trampolini di lancio per gli affari della criminalità organizzata. La quale, peraltro, per gli intervistati si è già rafforzata – in un silenzio spesso assordante – grazie alla pandemia.

Don Ciotti: “Commistione crimine economico-mafioso”

“La mafia che uccide o esercita forme di violenza diretta è, oggi, residuale – commenta il presidente di Libera, don Luigi Ciotti –. Prevale quella ‘imprenditoriale’ che fa soldi con i soldi, che usa il denaro per corrompere e aprirsi le strade, usando eventualmente la minaccia e l’intimidazione”.

“Col rischio – aggiunge – che la strategia di ‘basso profilo’, nell’ombra, induca a pensare che non esista più. Invece esiste ed è più che mai potente perché insediata nei gangli dell’economia dei monopoli e del cosiddetto libero mercato, libero ma soggetto alle regole dei più forti”.

“Oggi il grande problema è la connivenza tra sistema capitalistico e sistema criminale. La piaga è la commistione tra crimine economico e crimine mafioso, commistione resa spesso possibile dalla latitanza della politica in quanto cura e promozione del bene comune”, conclude don Ciotti.


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