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Condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, accusati del pestaggio di Stefano Cucchi. La sentenza è stata pronunciata dai giudici della Corte d’Assise d’appello di Roma. “Il pensiero va a Stefano e ai miei genitori, che non possono essere qui con noi per il caro prezzo che hanno pagato in tutti questi anni“, ha dichiarato Ilaria Cucchi.
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“Non mi sembra ancora possibile. Sono tanti anni, e mi tremavano le gambe. Posso dire che la giustizia esiste“, ha detto ancora Ilaria, sorella di Stefano Cucchi, dopo la sentenza di condanna in Corte d’Appello a 13 anni per i due carabinieri autori del pestaggio ai danni del fratello.
La sentenza di condanna per gli assalitori di Stefano Cucchi, però, non è l’unico aspetto che interessava ai suoi parenti. “La cosa che mi interessa di più in assoluto è che è stato confermato che Stefano non è morto di suo. Non è morto di droga – ha spiegato la sorella Ilaria –. Sembrava banale, ma non lo è stato affatto. Il mio pensiero va ai miei genitori che hanno seguito tutte le udienze finché hanno potuto. E poi il loro fisico non glielo ha consentito più. Hanno fatto tutto questo per Stefano, e ne hanno pagato un carissimo prezzo“.
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A commentare la sentenza di colpevolezza per i carabinieri accusati del pestaggio di Stefano Cucchi è anche Fabio Anselmo, legale della famiglia. “È stata una battaglia legale lunghissima – ha affermato –. Il nostro pensiero va al procuratore Pignatone, al Dott. Musarò, al procuratore Prestipino e al procuratore di oggi perché senza di loro non saremmo arrivati fin qui. La giustizia esiste, ma la giustizia è degli uomini e ci servono magistrati così. Impianto accusatorio basato sull’omicidio ha retto? È la verità, era sotto gli occhi di tutti. Ma avevamo bisogno di giudici e magistrati seri. Perché altrimenti non si arriva da nessuna parte“.
Anselmo si è poi soffermato sui parenti di Stefano Cucchi: “La credibilità della famiglia Cucchi è fuori discussione. Se l’è guadagnata fin dai primi momenti, denunciando il figlio morto per il possesso di sostanze stupefacenti. Questa famiglia ha pagato un prezzo troppo alto. Sette anni di vessazioni e di umiliazioni. Quando la giustizia è in mano a magistrati seri, chi confida nella verità può stare tranquillo“.
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