L’obiettivo della presenza del 100% degli studenti a scuola rischia di trasformarsi in un’utopia. A dirlo è stato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso della presentazione di un’anteprima del report sulla sicurezza in materia di Covid-19 nelle scuole a un evento di Cittadinanzattiva.
“L’obiettivo del Governo di garantire la scuola in presenza al 100% rischia di essere fortemente disatteso come dimostra il numero di classi e studenti già in quarantena – ha commentato –. È una strategia molto rischiosa puntare esclusivamente sulla vaccinazione senza screening sistematici e interventi di sistema su aerazione, ventilazione e gestione trasporti”.
“Il rischio zero a scuola non esiste”, ha aggiunto Cartabellotta. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe per combattere il dilagare del virus negli istituti italiani “serve un approccio multisistema”. Stando alle simulazioni, infatti, nonostante personale e studenti vaccinati, mascherine, distanziamento e screening, il 13% degli alunni rischia comunque di contagiarsi.
L’esperto è poi tornato sulla proposta avanzata dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di abbandonare le mascherine se in classe sono tutti vaccinati. Idea che, secondo Cartabellotta, “non poggia su alcuna evidenza scientifica”.
“Gli studi – ha detto – evidenziano che le mascherine riducono il rischio di contagio anche se tutti gli studenti sono vaccinari del 50% per la bassa immunità, del 35% per la media immunità e del 24% per l’alta immunità. Con la variante le percentuali salgono al 70%, al 57% e al 41%” rispettivamente.
Analizzando la fascia 12-19 anni, inoltre, Gimbe rileva che il 32,3% (1.470.788 giovani) degli studenti non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino anti Covid. Spiccano in particolare i dati della provincia autonoma di Bolzano, della Valle d’Aosta e della Liguria, dove il dato si aggira attorno al 40%. I giovani più vaccinati, invece, sono quelli di Sardegna, Puglia e Lombardia.
Il 52,1% dei 12-19enni, pari a 2.374.04 ragazzi, ha terminato il ciclo di vaccinazioni; mentre il 15,6% (712.088) ha ricevuto almeno la prima somministrazione. Parlando dei test salivari, Cartabellotta ha concluso dicendo che i “pochi studi” fatti finora “mostrano che la possibilità di scoprire i positivi siano tra il 53 e il 73%. Sono necessari altri studi, anche per standardizzare il metodo di raccolta del campione”.
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