A Nando e Rita dalla Chiesa non è piaciuto il monologo di Saviano a Sanremo

Lo scrittore al Festival di Sanremo ha ricordato i giudici Falcone e Borsellino nel trentennale delle stragi. Rita dalla Chiesa: “Meglio il video della canzone ‘Pensa’ di Fabrizio Moro”

A Nando e Rita dalla Chiesa non è piaciuto il monologo di Saviano a Sanremo
Roberto Saviano sul palco di Sanremo (Credit: Rai)
newsby Alessandro Boldrini7 Febbraio 2022


Sabrina Ferilli, co-conduttrice all’ultima serata del Festival di Sanremo, nel suo “non monologo” lo ha detto chiaro e tondo: “Ognuno deve parlare di quello che sa”. Ecco perché due sere prima sul palco dell’Ariston è salito lo scrittore Roberto Saviano, che ha ricordato i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

La persona giusta, dunque, per parlare di un tema delicato come quello della lotta alla mafia al grande pubblico. Saviano, 42 anni, di cui quasi 16 passati sotto scorta, è infatti uno dei giornalisti e scrittori italiani più famosi al mondo impegnati nel campo dell’antimafia. Con il suo romanzo d’esordio, ‘Gomorra’, ha contribuito ad accendere i riflettori sulla camorra casalese, sacrificando la sua stessa libertà per denunciare i mafiosi.

Rita dalla Chiesa critica il monologo di Saviano a Sanremo

Eppure, non a tutti è piaciuto il monologo che Saviano ha portato a Sanremo, complice anche l’imminente inizio del suo nuovo programma, ‘Insider’, in onda su Rai 3 da sabato 12 febbraio. Il giorno prima della sua partecipazione alla terza serata del Festival, a storcere il naso è stata la conduttrice televisiva Rita dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto, ucciso da Cosa nostra nel 1982.

“A Sanremo 2022 – ha detto all’Adnkronossarebbe più giusto mandare a tutto schermo e volume ‘Pensa’, il video e la canzone di Fabrizio Moro, per ricordare tutti gli uomini giusti che non ci sono più. È una canzone simbolo, soprattutto per chi è stato colpito da uno strappo così grande”. Secondo Rita dalla Chiesa, inoltre, “sarebbe più giusto che a commemorare il sacrificio di Giovanni Falcone e della sua scorta fosse, nel contesto del Festival della canzone, un cantante. Saviano lo faccia pure nei libri e nelle conferenze.

Amadeus ha una sensibilità rarissima – ha aggiunto – e non so se l’idea di invitare Saviano sia partita da lui. Lo scrittore è ormai la spalla di Fazio e non conosco le logiche e i motivi per i quali la Rai lo ha chiamato a Sanremo. Non ho nulla contro di lui, ma mi risulta che, per ‘Gomorra’, sia stato condannato per plagio. E poi ricordo che non fu accolto tanto bene quando nel 2013 andò nell’aula bunker di Palermo per ricordare Falcone”.

L’editoriale di Nando dalla Chiesa: “Qualcuno lo faccia studiare”

A rincarare la dose, l’indomani, è stato anche il fratello di Rita, lo scrittore e professore universitario Nando dalla Chiesa. In un editoriale pubblicato su Stampo Antimafioso intitolato ‘Un estraneo di nome Saviano’, dalla Chiesa mette in relazione il monologo dello scrittore napoletano con la fiaccolata che, il giorno dopo, si è tenuta a Corsico, nel Milanese, per ricordare il fruttivendolo e sindacalista Pietro Sanua, ucciso a colpi di lupara 27 anni fa.

Un delitto su cui aleggia l’ombra dei clan di ’ndrangheta che da decenni presidiano militarmente la fascia a Sud di Milano. Un delitto su cui, però, bisogna ancora fare piena luce. “E di colpo – succede a volte, sapete? – mi vengono in mente le immagini di Sanremo di nemmeno 24 ore prima. Come se il mondo si ribaltasse”, scrive il docente di Sociologia della criminalità organizzata alla Statale di Milano nel descrivere i presenti alla manifestazione per la legalità.

“A divi e auto-promozioni preferisco l’antimafia dai piedi scalzi”

E aggiunge: “Saviano che presenta al Festival la sua prossima trasmissione televisiva con il puro pretesto di ricordare Falcone e Borsellino (uccisi in maggio e in luglio…), dopo essere sceso dalle scale come un divo, totalmente privo di memoria storica (la gente che ‘iniziò a ribellarsi dopo le due stragi’: gli manca il decennio prima, i centomila contro Cutolo, le fiaccolate palermitane, i diecimila del Palalido a Milano… qualcuno lo faccia studiare, per favore)…”.

“È a quel punto che sento ‘mia’, visceralmente mia, questa folla. Avverto una vertigine, l’abisso morale che mi separa, che ci separa, dallo spettacolo ineffabile andato in onda, da estraneo assoluto, come per imperio, dentro il Festival”, dice ancora. “Non ho nulla contro le celebrità dell’antimafia (adoro Pif, per esempio). Ma so misurare le cose e afferrarne il senso. I due scenari messi uno accanto all’altro nell’arco di un giorno sono incompatibili. Dalla Chiesa chiosa così: “Allo scalone da divi e alle auto-promozioni travestite da ‘memoria degli eroi’ dell’antimafia, preferisco l’antimafia dai piedi scalzi.


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