Sacra Sindone: cos’è e perché si trova a Torino

25 anni fa esatti, l’incendio nella Cappella del Guarini che ne minaccio l’integrità: la sua storia

newsby Lorenzo Grossi11 Aprile 2022



L’11aprile 1997 divampò l’incendio nella Cappella del Guarini, a Torino, che minacciò la Sacra Sindone. Per metterla al sicuro i vigili del fuoco recuperarono la reliquia tra le fiamme rompendo la teca antiproiettile. Dopo 25 anni esatti da quell’episodio, che cosa sappiamo della Sindone?

Sacra Sindone: prima di Torino, un altro incendio mise in pericolo il lenzuolo

La Sacra Sindone è un lenzuolo di lino, di forma rettangolare e dimensioni di circa 442×113 cm. Su di esso è impressa la doppia immagine “in negativo” del corpo di un uomo sottoposto a una serie di torture e infine crocifisso. Sul lenzuolo l’uomo è sdraiato, con le mani giunte in grembo: una sopra l’altra e i piedi affiancati. Sulla mano visibile è presente un segno, come di una ferita. La Sindone è custodita nel Duomo di Torino, all’interno di una teca a tenuta stagna e riempita con un gas inerte. Nella parte superiore e in quella inferiore l’immagine è segnata dalle tracce dell’incendio che si sviluppò nel 1532 nella cappella del castello di Chambery, dove era custodito il lenzuolo ripiegato in una cassetta d’argento. Un altro incendio nel Duomo di Torino (per l’appunto l’11 aprile 1997) minacciò la Sindone, che non venne danneggiata.

Il dibattito sulla sua autenticità

Uno dei più famosi progetti di ricerca scientifica sulla Sindone è stato lo Shroud of Turin Research Project (Sturp). Nel 1978 una prima serie di test preliminari portò alla conclusione che la Sindone non era il frutto di una pittura. Si trattava, secondo i ricercatori, di un lenzuolo dentro al quale era stato avvolto un uomo che aveva effettivamente i segni corrispondenti a quelli che avrebbe avuto un corpo crocifisso. Dieci anni più tardi venne effettuato il test con il Carbonio 14, che però venne contestato non solo da chi sosteneva che si trattasse del lenzuolo nel quale era stato avvolto il corpo di Gesù, ma anche da diversi studiosi.

Secondo alcuni il frammento rimosso dalla Sindone per condurre il test non apparteneva al tessuto originario, ma a una delle riparazioni compiute in epoca medioevale. Altri hanno sostenuto che il test al carbonio 14 potrebbe essere stato fuorviato da vari fattori. Come ad esempio i gas esalati dall’incendio del 1532 oppure dal fumo delle candele alle quali la Sindone si è spesso trovata esposta nella sua storia. Nel 2008, il professor John P. Jackson, che apparteneva al gruppo Sturp, pubblicò un articolo in cui criticava alcune di queste ipotesi. Il mistero che riguarda la Sindone, attualmente, sembra però essere il modo con il quale il disegno umano si è impresso sul tessuto, piuttosto che la data in cui è stato fabbricato.

La posizione della Chiesa a riguardo

La Chiesa cattolica non ha mai riconosciuto come ufficialmente “miracolosa” la Sindone di Torino. La posizione ufficiale in proposito è stata espressa in un discorso del 1998 da Giovanni Paolo II. “Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce”.

Come è arrivata la Sacra Sindone a Torino

L’inizio della storia della Sindone non è molto glorioso. A quanto pare era un oggetto molto venerato dalla popolazione nel sud della Francia. Tuttavia il vescovo del luogo aveva denunciato il lenzuolo come uno dei molti falsi che giravano all’epoca e ne aveva proibito la venerazione. L’antipapa Clemente VII, cioè un papa successivamente riconosciuto come illegittimo dalla Chiesa cattolica, che risiedeva ad Avignone, si pronunciò invece sulla questione nel 1389 dichiarando che la venerazione della Sindone era legittima. Pochi anni dopo la Sindone venne donata ai conti di Savoia che la tennero prima nella loro capitale di Chambery per poi trasferirla, insieme alla loro residenza ufficiale, a Torino nel 1578. La Sindone rimase nelle mani della famiglia fino al 1983 quando ne fecero dono alla Chiesa.

Normalmente, la Sidone non si può vedere. Il telo si trova dentro la “teca per la conservazione”, a sua volta rinchiusa in una grande cassa metallica. È possibile osservarla in pubblico solo quando viene estratta in occasione delle ostensioni pubbliche. La decisione su quando effettuare un’ostensione è a discrezione del Papa. Dal ‘900 a oggi è stata mostrata in totale nove volte: 1931, 1933, 1969, 1973 (la prima in diretta tv), 1978, 1998, 2000 (in occasione del Giubileo), 2010.


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