(Torino). Scoppia la protesta degli operatori sanitari di Torino, che in vista del Primo Maggio hanno scioperato per mezz’ora davanti ai rispettivi ospedali contro la Regione Piemonte. “Siamo scesi per il Primo Maggio, credo che mai come adesso i lavoratori avrebbero bisogno di dimostrare che lavorare in sicurezza è fondamentale“, racconta una di loro. “Adesso siamo arrivati a 200 morti tra i sanitari, la chiamiamo sicurezza questa? Stiamo peraltro parlando della nostra categoria, cosa sappiamo della gente che lavora nei supermercati?“.
Nonostante l’emergenza Coronavirus, ciò che si denuncia è la mancanza di sicurezza individuale sul posto di lavoro: “È importante avere i dispositivi di protezione individuale. Tutti, compresi i reparti non Covid come il nostro, che è l’ematologia. Noi dobbiamo usare sempre, al di là della situazione odierna, i DPI. Mancano oggi, ma mancavano anche in passato“.
Il Primo Maggio rappresenta dunque un’occasione per rimettere al centro dell’attenzione i diritti della categoria: “I professionisti non sono eroi o missionari. Sono professionisti. Sempre gli stessi che sono stati bistrattati dal punto di vista dell’immagine e da quello economico“.
C’è una colpa che i sanitari attribuiscono alla Regione nella gestione dell’emergenza Coronavirus: “La colpa è stata di non aver preso sul serio il fatto che le pandemie esistono. Lo dico perché mi risulta, anche da documenti ufficiali, che la richiesta di dispositivi di sicurezza fosse partita già da molto tempo. Sarebbe opportuno che tutti i presidi fossero disponibili sempre, senza essere contingentati o misurati“.
“La Regione ha pronunciato tante parole, tantissima dialettica, ma negli anni scorsi ha operato severi tagli del personale e zero turn over“, si lamenta un altro manifestante. “Siamo dei vecchietti che assolvono funzioni che avrebbero bisogno di essere ringiovanite“.
E il Primo Maggio può servire anche a mandare un nuovo messaggio alla cittadinanza in epoca di Coronavirus: “Si può fare in modo che la Fase 2 sia molto protetta. Importante in particolare è che tutti capiscano che la mascherina non basta. Serve il distanziamento fisico, non sociale“.
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