Nobili, il pm di Milano e il terrorista italiano arrestato: “Ecco chi era”

Nobili racconta la storia e la vita del giovane e della sua pericolosità sociale: "Aveva oltre 2.000 amici su Facebook, indottrinò minori su estremismo"

newsby Antonio Lopopolo8 Luglio 2020



Un trentenne italiano è stato arrestato a Milano dai Carabinieri del Ros per aver diffuso attraverso i social la propaganda dello Stato Islamico. L’uomo, radicalizzato fin dal 2015 e in contatto attraverso i social con altri estremisti, secondo le accuse istigava i propri interlocutori ad abbracciare il jihad globale contro tutti gli infedeli. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è istigazione a delinquere aggravata dall’uso del mezzo telematico. Le parole in conferenza stampa di Alberto Nobili, a capo del pool antiterrorismo della procura di Milano.

Nobili spiega: “Ecco chi è l’italiano arrestato”

Una persona di spessore culturale medio, capace di comunicare e di trasmettere soprattutto ai giovani quei messaggi che da anni l’Isis tende a divulgare. E che hanno la finalità che chi se la senta, giovane o non giovane, radicalizzato o meno, possa far qualcosa“, ha spiegato Nobili inquadrando il profilo dell’uomo.

Il pm è poi andato nel cuore nell’iniziativa della procura: “L’inchiesta nasce perché viene notato uscire da un centro culturale islamico in via Carissimi, a Milano. Esce in abiti da musulmano e soprattutto nell’atto di dialogare con due ragazzi minorenni. In seguito, a seconda delle circostanze, farà il musulmano o l’occidentale. Quando intorno a sé sentiva un’aria negativa tornava ad abiti occidentali“, ha sottolineato Nobili.

I messaggi di odio veicolati ai più giovani via web

Ci sono poi gli atti della persona arrestata, che Nobili ha spiegato nello specifico: “Lui seminava odio contro gli occidentali, contro gli ebrei in particolare. E lo faceva in maniera feroce. Lo faceva incitando questi ragazzi, e provando a convincerli alla bontà della dottrina coranica interpretandola in modo estremo. Un modo che la stessa cultura musulmana non condivide. E lo fa pubblicando moltissime immagini di martiri uccisi in combattimento, inneggiando a loro. E rappresentandoli come se sorridano, felici di essere nel regno di Allah“.


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