Migranti, Geo Barents a Taranto: a bordo 85 persone

La Geo Barents ha compiuto un primo salvataggio su richiesta del coordinamento del soccorso marittimo, recuperando 41 persone, per poi farne salire altre 44 in un successivo trasbordo da una nave mercantile

newsby Redazione4 Gennaio 2023



È giunta nel porto di Taranto la Geo Barents di Medici Senza Frontiere con 85 migranti a bordo. La nave è la prima di una Ong ad aver operato un salvataggio dopo l’entrata in vigore del decreto che stabilisce un nuovo codice di condotta sulle attività di salvataggio in mare da parte delle Organizzazioni non governative. Nel caso di violazione delle norme introdotte dal provvedimento sono previste multe fino a 50mila euro, oltre al sequestro o anche la confisca in caso di reiterazione. La Geo Barents ha compiuto un primo salvataggio su richiesta del coordinamento del soccorso marittimo, recuperando 41 persone, per poi farne salire altre 44 in un successivo trasbordo da una nave mercantile, sempre su richiesta delle autorità italiane. L’imbarcazione si era poi diretta verso un’ulteriore meta di soccorso dopo la segnalazione da parte di Alarm Phone di un natante in pericolo, ma non avrebbe trovato nulla.

Geo Barents, Gil (Medici Senza Frontiere): “Escludo il sequestro”

Juan Matias Gil, capo della missione di Medici Senza Frontiere, ha escluso che la Geo Barents sarà sequestrata, perché non ci sarebbe un valido motivo per farlo. “Stiamo spendendo più soldi in legali che in ricerca e soccorso: è un paradosso, è ridicolo. Noi stiamo salvando vite e stiamo consultando i legati per contestare ogni misura, ogni nuova regola per vedere se questo è in linea con la normativa, anche internazionale“. Gil ha ricordato che i soccorsi effettuati dalla Geo Barents sono stati chiesti e coordinati dalle autorità italiane, “quindi non c’è motivo per il sequestro e per qualsiasi tipo di sanzione“. Ha aggiunto che “le condizioni dei migranti sono buone e non ci sono grandi emergenze mediche. Abbiamo fornito loro le informazioni su quali sono i loro diritti. Da 4-5 anni raccogliamo i racconti di storie di chi ci dice di aver visto persone di uccise dai trafficanti in Libia solo perché non erano in grado di pagare il viaggio. In ogni missione che facciamo ci sono questi racconti. Lì ci sono violenze organizzate“.


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