Leitner, Mesina, Vallanzasca & Co: le storie dei “re delle evasioni” italiani

Arrestato Max Leitner dopo una sparatoria fuori da un locale notturno a Bolzano. Ancora latitante il bandito sardo ‘Grazianeddu’, protagonista di 22 tentativi di fuga dal carcere, di cui dieci riusciti

Leitner, Mesina, Vallanzasca & Co: le storie dei “re delle evasioni” italiani
Da sinistra: Max Leitner, 'Grazianeddu' Mesina e il 'bel René' Vallanzasca
newsby Alessandro Boldrini17 Settembre 2021


Al termine di una sparatoria fuori da un locale di notturno di Bolzano, la scorsa notte la polizia ha arrestato Max Leitner, 63 anni, noto alle cronache per essere evaso per ben cinque volte in circostanze diverse da altrettanti penitenziari.

Detto il “Vallanzasca dell’Alto Adige”, Leitner era a piede libero dal giugno 2019. Da quando cioè ha terminato di scontare agli arresti domiciliari nella sua abitazione sopra Bressanone la pena residua per una condanna. La carriera criminale del 63enne altoatesino inizia negli anni ’80 con una serie di rapine per le quali viene condannato in Italia.

Storia dell’altoatesino Max Leitner

Si spinge poi fino in Austria, dove nell’agosto 1990 la polizia lo arresta nei pressi all’uscita autostradale di Innsbruck Sud mentre tenta l’assalto a un portavalori che trasporta 90 milioni di scellini. La gendarmeria austriaca lo arresta al termine di una sparatoria e viene condannato a 12 anni di reclusione. Dopo pochi giorni in cella, però, evade e si consegna alla polizia italiana definendo il carcere austriaco una “prigione medievale”.

Trasferito a Bolzano, evade per la seconda volta nel ’92 calandosi con delle lenzuola da una finestra. La sua latitanza dura sei mesi, fino al 1993, quando è imprigionato nuovamente, questa volta a Padova. E qui, il 2 giugno 2002, si rende protagonista di una nuova evasione durante un permesso premio del Tribunale di Sorveglianza.

L’anno successivo Leitner – insieme a due complici – rapina la Cassa Raiffeisen di Molini di Tures e si dà alla fuga, inseguito dai carabinieri, su un’auto rubata. Il mezzo, però, si ribalta finendo in un fossato, ma il “re delle evasioni” altoatesino riesce a nascondersi in un campo di mais. I militari lo catturano di lì a poco e torna così in carcere, a Bergamo.

Il fine pena è previsto nel 2012, ma Leitner riesce ad evadere per l’ennesima volta dopo appena due mesi di reclusione. Insieme a lui c’è anche un membro del clan Radosta, con il quale fugge a Rabat, in Marocco, dove gli inquirenti li rintracciano il 29 dicembre 2004. L’ultima evasione risale infine al 27 ottobre 2011 dalla casa circondariale di Asti durante un viaggio nel suo paese natio insieme al cappellano del carcere.

Leitner riesce infatti a darsi alla macchia durante una sosta in un’area di servizio dell’autostrada A22 di Rovereto. Durante la latitanza l’uomo invia a un quotidiano altoatesino un video messaggio in cui si rivolge all’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere la grazia. L’ultima fuga dura 42 giorni, fino alla mattina del 7 dicembre 2011, quando i carabinieri lo arrestano insieme a un cugino.

Il primato di ‘Grazianeddu’ Mesina

Ma quella di Max Leitner non è l’unica storia di grandi evasioni in Italia. Il primato spetta infatti a Graziano Mesina, 79 anni, il più famoso esponente del banditismo sardo del Dopoguerra. ‘Grazianeddu’ si è infatti reso protagonista di ben 22 tentativi di fuga, di cui dieci riusciti. Il suo primo arresto risale addirittura al 1956, all’età di 14 anni, per porto abusivo di armi.

Nel maggio del ’60 i carabinieri lo arrestano invece per aver sparato in pubblico, ma Mesina – dopo aver forzato la porta della camera di sicurezza – riesce ad evadere dalla caserma dell’Arma e a fuggire, nascondendosi nelle montagne attorno ad Orgosolo. I principali episodi di evasione del bandito sardo risalgono agli anni Sessanta.

Tra quelli più ‘famose’ troviamo la fuga dalla toilette di un treno in corsa, oppure calandosi lungo un tubo dell’acqua dall’ospedale San Francesco di Nuoro. In un caso, invece, Mesina si rifugia a Vigevano insieme a un’altra detenuta evasa da Novara e con la quale intratteneva una corrispondenza.

E ancora, nel 1966, riesce a scappare scalando – insieme allo spagnolo Miguel Alberto Asencio Prados Ponte, disertore della Legione straniera – un muro del carcere San Sebastiano di Sassari alto ben sette metri. La lunga detenzione di Grazianeddu si protrae fino al 25 novembre 2004, quando riceve la grazia dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e dal ministro della Giustizia Roberto Castelli.

Mesina fa così ritorno da uomo libero nella sua Orgosolo dopo 40 anni di carcere e intraprende la carriera di guida turistica. Il “re delle evasioni” sardo accompagna ad esempio i visitatori nei luoghi più impervi del Nuorese, come il Supramonte, spesso teatro delle sue latitanze.

La libertà dura però fino al 2013, all’età di 71 anni. Seconda la Dda di Cagliari, infatti, è a capo di un’organizzazione attiva nei settori del traffico di droga, furti e rapine. Condannato a trent’anni nel 2016, nel giugno 2019 torna libero per decorrenza dei termini di custodia. Nel luglio 2020, però, la Cassazione respinge il suo ultimo ricorso e deve così tornare in cella.

Quando i carabinieri si recano a casa sua per notificargli il provvedimento dei giudici, però, non lo trovano. Così, a 78 anni, Grazianeddu si dà di nuovo alla macchia. A inizio febbraio 2021, infine, il Ministero dell’Interno lo ha inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. Insieme a lui ci sono boss mafiosi come Matteo Messina Denaro, ma anche un celebre membro dell’Anonima Sequestra sarda, il 74enne Attilio Cubeddu.

Le fughe del “bel René” Vallanzasca

Max Leitner, come detto, è noto il “Vallanzasca dell’Alto Adige”. Il soprannome deriva dal celebre Renato Vallanzasca, 71 anni, il re della mala milanese negli anni Settanta. Capo della banda della Comasina, anche lui è protagonista di numerosi tentativi di evasione e di 36 trasferimenti.

Il primo nel 1976, quando il “bel René” contrae volontariamente l’epatite: lo fa iniettandosi urine per via endovenosa, ingerendo uova marce e inalando gas propano. Portato in ospedale, grazie a una guardia compiacente, riesce così a fuggire.

Ri-catturato, tenta una nuova fuga il 28 aprile 1980 dal carcere milanese di San Vittore. Durante l’ora d’aria dei detenuti reperiscono delle pistole (introdotte misteriosamente nel penitenziario). Tra loro c’è anche Vallanzasca che, tenendo in ostaggio un brigadiere, si fa strada e dopo una sparatoria per le vie di Milano fugge ferito all’interno del tunnel della metropolitana.

C’è poi l’evasione del 18 luglio 1987, quando – detenuto in regime di carcere duro – riesce a scappare attraverso l’oblò del traghetto che doveva portarlo da Genova a Nuoro. Senza soldi e supericercato, gli investigatori riescono però a bloccarlo a un posto di blocco a Grado l’8 agosto successivo. Dopo un nuovo tentativi di evasione da Nuoro del 1995, il “ben René” finisce poi nella sezione di alta sicurezza di Voghera. In totale è stato condannato a quattro ergastoli e pene per oltre 260 anni di carcere.


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