ISIPM, grande successo per il convegno “La settima arte: mestieri e project management”

A Palazzo Brancaccio, quattro professionisti dello spettacolo e del project management si sono confrontati per analizzare la sinergia trai due mondi

newsby Redazione3 Marzo 2023

È stato un successo l’evento “La settima arte: mestieri e project management“, organizzato dall’Istituto Italiano di Project Management presso Palazzo Brancaccio, a Roma, lo scorso 23 febbraio. In occasione del convegno, esperti del settore dello spettacolo e del project management come Marco Marzocca, attore e autore, Daniele Bellucci, produttore cinematografico, Alberto Ferrari, autore e regista, e Graziano Trasarti, ingegnere e presidente dell’ISIPM, si sono confrontati sull’importanza e sulla figura del project manager applicata al mondo del cinema.

Un evento, finalmente in presenza dopo il lungo stop causato dalle restrizioni anti-Covid, che ha avuto l’obiettivo di esplorare un settore in continua evoluzione come quello dello spettacolo, in accordo con le nuove tecnologie e le nuove metodologie di lavoro, sempre più vicine al mondo del project management.

Film uguale Progetto?

La domanda a cui i relatori hanno provato a dare una risposta è: “Film uguale progetto?” mentre il fil rouge che li ha guidati nel dibattito è stato l’analisi dei processi utilizzati nella gestione di un film, di una serie TV o di uno spettacolo culturale.

Di fronte al pubblico presente in sala, gli esperti di cinema e project management si sono divertiti a “mappare” le varie tappe che portano alla creazione di un film, analizzandole sotto la lente di ingrandimento delle più moderne norme internazionali di project management.

Impossibile non partire dalla genesi del progetto stesso: “Come nasce un disegno per un film o per una serie TV?“.

La risposta, tutt’atro che scontata, è che si comincia sempre con un “soggetto“, ovvero una prima bozza di sceneggiatura di due o tre pagine in cui si descrive l’idea che si intende realizzare, idea che a sua volta confluisce in un “Project Charter“.

Poco importa chi sia il primo ingranaggio che mette in moto la macchina: il soggetto, infatti, può arrivare da un attore, da uno sceneggiatore, da uno scrittore di best sellers, dal produttore stesso o, addirittura, da persone esterne al mondo dello spettacolo.

Il produttore esecutivo: un project manager dello spettacolo

Una volta appurata la bontà di un soggetto, questo dovrà necessariamente essere “acquisito” da un produttore, che lo valuterà sulla base della propria linea editoriale, per poi occuparsi dell’esecuzione del progetto stesso, pianificando tempi, budget, risorse, rischi, stakeholder e lavorando a partire dalla sceneggiatura che dovrà trasformarsi in immagini.

Ed è proprio in questo momento che entra in gioco la figura chiave di tutto il processo di creazione di un prodotto di successo: il produttore esecutivo. Si tratta, a tutti gli effetti, di un vero e proprio project manager, che ha il compito iniziale di leggere la sceneggiatura e, sulla base delle lessons learned e di stime di costo più o meno standardizzate, sviluppare un primo preventivo dei costi, dei tempi e della qualità richiesta necessari alla realizzazione del film, della serie TV o dello spettacolo.

Con il procedere della lavorazione, quindi, si cercano, si trattano e si assumono le varie maestranze tecniche necessarie a partire dalla regia, per arrivare poi alla scenografia, alla produzione e ai tecnici (operatori, macchinisti, elettricisti, costumisti, truccatori, parrucchieri, tecnici del sonoro). Si cercano quindi le location e gli ambienti nei quali girare, e, soprattutto, si cercano gli attori protagonisti, i co-protagonisti, i secondari e le comparse.

A questo punto del progetto il “running budget” diventa sempre più affidabile e si affina il piano di lavorazione (project management plan), che indica tutte le attività da eseguire giorno per giorno, quali risorse utilizzare, avendo previsto i possibili rischi e i vari scenari per superarli. Ad occuparsene è sempre il produttore esecutivo, o project manager che dir si voglia, vero e proprio deus ex machina del progetto, che ne monitorerà le innumerevoli variabili, cercando di evitare oscillazioni significative rispetto al piano di lavorazione, fino al termine dell’opera.

Bellucci: “I grandi investimenti nel cinema rendono necessario il project management”

E dell’importanza della commistione tra spettacolo e project management ha parlato anche il produttore cinematografico Daniele Bellucci a margine dell’evento: “Il project management applicato al mondo dell’arte si rende particolarmente importante in questa nuova lettura cinematografica che nasce come settima arte, diventa un mestiere e si trasforma nell’esigenza di un project manager – ha spiegato -. Negli ultimi 20 anni la Disney ha stanziato 71 miliardi di dollari per rilevare gli Studios della Twenty Century. Pensiamo ai progetti degli ultimi 20 anni con l’ingresso delle grandi piattaforme: 800 mln per ‘Il trono di spade’ e 600 mln per ‘Avatar’. Siamo di fronte ad investimenti talmente importanti che rendono necessaria una strutturazione da project management“.

Alle parole di Bellucci hanno quindi fatto eco quelle di Graziano Trasarti, presidente di ISIPM: “La nostra è una metodologia trasversale, applicabile in contesti diversi, e oggi abbiamo approfondito il settore dello spettacolo. Gli ospiti di cui ci siamo avvalsi sono stati davvero bravi nel descrivere i passaggi che portano alla creazione di uno spettacolo o di un film, abbiamo già avuto ottimi riscontri. Il project manager non è ancora stato sdoganato ufficialmente nel cinema, ma se pensiamo ai produttori esecutivi ci rendiamo conto che concetti e procedure del project management sono già propri di questa figura“, ha concluso Trasarti.

Marco Marzocca: “Sperimentiamo il project management applicato al mondo dell’arte”

L’invito a lavorare nella direzione di unire sempre più cinema e programmazione manageriale è arrivato anche dall’attore, autore e conduttore Marco Marzocca: “Il project management applicato al mondo dell’arte è un esperimento, di cui discuteremo oggi, per creare un parallelo tra il mondo del project management e quello dello spettacolo dove non c’è ancora la figura del project manager. Al momento esiste la figura dell’organizzatore generale che cura i rapporti con tutti i protagonisti di una produzione artistica ed è un lavoro molto impegnativo perché è necessario tenere le fila di tutto, a partire dal budget“, il suo commento.

Il cinema, per la richiesta di contenuti e per la presenza delle piattaforme, si stacca da quel ruolo esclusivamente artistico per andare a diventare quasi una realtà industriale, come accade negli Stati Uniti. Questo non vuol dire far decadere il progetto e la qualità del lavoro ma significa pianificare e ottimizzare le risorse. Per questo motivo la figura di un project manager e la continua dialettica tra regista, scrittore e produzione è fondamentale. Solo una pianificazione dettagliata rende possibile che un film, una serie televisiva siano fruibili e prodotti senza sprechi. In Italia le case di produzione si sono adeguate ad un sistema produttivo che è 3.0, nel senso che siamo passati da una situazione semi-artigianale ad un prodotto da impresa e con regole che non possono essere improvvisate“, la chiosa finale del regista e autore Alberto Ferrari a margine dell’evento “La settima arte: mestieri e project management” organizzato dall’ISIPM a Palazzo Brancaccio, a Roma.

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