Indro Montanelli: 20 anni senza
il giornalista “Controcorrente”

Visse e descrisse l’intero Novecento portando avanti le sue idee (giuste o sbagliate), con coerenza e onestà. Sempre pagandone le conseguenze

Indro Montanelli: 20 anni senza il giornalista “Controcorrente”
Indro Montanelli
newsby Lorenzo Grossi22 Luglio 2021


Quando era giunta la notizia della scomparsa di Indro Montanelli, il 22 luglio 2001, l’Italia stava vivendo giorni caldissimi. Non si era infatti ancora rappreso il sangue di Carlo Giuliani, ucciso due giorni prima da un carabiniere durante i fatti del G8 di Genova. Così come erano ancora più “fresche” le immagini dell’irruzione, con pestaggio, della polizia nella scuola Diaz di una sera prima. Apice di un ferocissimo scontro politico che nei palazzi della politica stava proseguendo fin da quella campagna elettorale (che poi portò alla vittoria di Berlusconi) che aveva visto protagonista anche il grande giornalista.

Gli inizi di Montanelli sotto l’ala del fascismo

Nato il 22 aprile 1909 a Fucecchio (Firenze), il rapporto tra il Montanelli giornalista e la politica fu fin da subito caratterizzato da alti e bassi. Il 5 luglio 1934 Benito Mussolini riceve a Palazzo Venezia la redazione de “L’Universale”, diretto da Berto Ricci, a cui il giovane Montanelli collabora. “Parlò a lungo, facendoci capire che dovevamo a lui se la censura non aveva preso provvedimenti più drastici. Poi si rivolse a me con un elogio per un mio articolo antirazzista. ‘Avete la mia approvazione: il razzismo è roba da biondi!’ (cioè da tedeschi, ndr)”.

Un anno dopo Mussolini chiuse “L’Universale” e quattro anni dopo promulgò le leggi razziali. Nel 1935 Montanelli salpò per l’Etiopia e partecipò alle operazioni di guerra come sottotenente. Sposò una bambina di 12 anni e per quel fatto venne aspramente criticato in seguito. Come capitò un anno fa quando qualcuno imbrattò la statua eretta in suo ricordo a Milano con vernice rossa e, sull’onda della moda iconoclasta, venne chiesto vivacemente di rimuoverla.

La fuga dalla condanna a morte sentenziata dai nazisti

Nel ’37, dopo l’avventura in Etiopia, è ormai un (a-)fascista disilluso e frondista e comincia a scrivere per “Omnibus”, fondato da Leo Longanesi nel ’37. Il giornale subisce continue censure e sequestri dal Minculpop. Il 5 febbraio 1944 Montanelli viene arrestato dai nazisti sul lago d’Orta, dove sta per incontrare un emissario del comandante partigiano Beltrami per unirsi alla Resistenza. Viene rinchiuso, con la moglie Maggie, nei sotterranei della caserma di Gallarate, e condannato a morte. Verrà poi trasferito a San Vittore da cui riesce a evadere quattro ore prima della fucilazione, per poi dirigersi verso la frontiera svizzera.

L’attentato delle Br e la sua battaglia contro Craxi

È, di fatto, sempre stato un uomo controcorrente. Prova ne è la descrizione della rivolta di Budapest nel 1956. Portava avanti le sue idee (giuste o sbagliate), con coerenza e onestà. Sempre pagandone le conseguenze. Fa campagna contro Gronchi presidente della Repubblica. E nel 1973, dopo 40 anni di onorato servizio, viene licenziato dal Corriere della Sera (che aveva operato una netta virata a sinistra), diretto allora da Pietro Ottone. Fonda un anno dopo il suo Giornale (di centrodestra) e nel ’77 viene gambizzato da un commando delle Brigate Rosse, all’indomani di un altro attentato contro il vicedirettore del Secolo XIX Vittorio Bruno. Negli anni ’80 Bettino Craxi incarna il potere politico italiano e lui spara a zero contro il leader del Psi, che peraltro era amico del suo editore Berlusconi.

Montanelli: l’addio al suo Giornale e lo scontro con Berlusconi

Nel gennaio ’94 Berlusconi annuncia la “discesa in campo” e Montanelli rifiuta di trasformare il Giornale in un house organ di Forza Italia. E lo abbandona vent’anni dopo averlo fondato, creando “La Voce”. Che durerà 13 mesi. Poi torna al Corriere dalle pagine del quale spende i suoi ultimi mesi di vita a mettere in guardia gli italiani contro il ritorno di Berlusconi al governo e il suo futuro “regime”: “Questa non è la destra, è il manganello: gli italiani non sanno andare a destra senza cadere nel manganello”. A 92 anni batteva ancora i pugni sul tavolo e rimane ancora oggi, dopo vent’anni dalla sua scomparsa, un maestro di giornalismo.


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