Figlicidi, in Italia ci sono stati 268 casi dal 2010

I dati forniti da Eures – Ricerche economiche e sociali, indicano che il 55,6% dei bambini uccisi dai genitori aveva meno di 12 anni

Una culla vuota
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newsby Alessandro Bolzani15 Giugno 2022


Quello di Elena Del Pozzo è solo l’ultimo di una lunga serie di figlicidi avvenuti in Italia negli ultimi 12 anni. Le statistiche fornite da Eures – Ricerche economiche e sociali, indicano che dal 2010 a oggi 268 figli sono stati uccisi dai genitori. Nel 55,6% dei casi si tratta di bambini con meno di 12 anni, 149 in totale. Tra questi, 106 avevano tra gli 0 e i 5 anni (il 39,7%) e 43 tra i 6 e gli 11 anni (16,2%). Le vittime adolescenti, invece, sono state 26 (9,6%). Più frequenti i casi di figli maggiorenni uccisi dai genitori: si parla di 93 vittime (34,4%) che rientrano in questa casistica, spesso uccise da genitori anziani. In totale, sono 151 i figli maschi uccisi dai genitori dal 2010 a oggi (il 56,8% del totale), mentre tra le femmine ci sono state 117 vittime (43,7%).

Gli autori dei figlicidi

Le statistiche indicano che negli ultimi 12 anni i figlicidi compiuti dai padri (172) sono stati più frequenti di quelli messi in atto dalle madri (96). Tuttavia questa proporzione si rovescia nella fascia di età compresa tra gli 0 e i 5 anni, nella quale le donne sono autrici prevalenti (61 casi contro i 45 commessi dagli uomini). Scendendo più nello specifico, le madri hanno compiuto la quasi totalità degli infanticidi censiti (35 su 39 totali). Nel 43,3% dei casi, il genitore che ha compiuto il delitto si è suicidato in un secondo momento. Sono stati soprattutto i padri a togliersi la vita (nel 48,8% dei casi). Per le madri, invece, si parla di una percentuale del 33,3%.

Cosa spinge un genitore a uccidere un figlio?

Durante la propria indagine statistica, gli esperti di Eures si sono concentrati anche sul movente dei figlicidi. È emerso che in più di un terzo dei casi (pari al 34,3%) il genitore che ha commesso l’omicidio del figlio soffriva di un disturbo psichico. Considerando solo i figlicidi commessi dalle madri, questa percentuale sale al 54,2%. Questo movente è piuttosto comune nei neonaticidi, nei quali la depressione post partum gioca un ruolo chiave nel 24% dei casi. Molti figlicidi, inoltre, sono classificabili come “omicidi del possesso” (pari al 14,6%), che avvengono perché all’interno di alcune coppie disfunzionali i figli vengono percepiti da uno dei genitori come un’estensione del coniuge o dell’ex coniuge che desiderano punire. “Nella quasi totalità dei casi, questi delitti rappresentano delle stragi familiari, che coinvolgono anche l’altro genitore e si concludono con il suicidio dello stesso autore”, spiegano gli esperti di Eures. Questo movente è molto più frequente tra gli uomini (21,5% dei casi) che tra le donne (2,1%).

Nel caso di figli maggiorenni, l’omicidio può essere legato a interessi economici, liti e dissapori o a un’eventuale condizione di disagio della vittima.


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