Federico Carboni e la tragedia del fine vita: l’ultimo saluto di “Mario”

"Stavo andando in Svizzera, poi ho potuto porre fine alle mie sofferenze in Italia", spiega Federico Carboni: il suo augurio a chi sta male

Federico Carboni, precedentemente noto come
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newsby Redazione17 Giugno 2022



Ciao a tutti. Ero Mario, sono Federico, e quando vedrete questo video non ci sarò più. Perché finalmente, dopo una battaglia di due anni, potrò porre fine alle mie sofferenze“. È quanto dice in un video Federico Carboni, finora conosciuto con il nome di fantasia di “Mario”.

La tragica storia di “Mario”, Federico Carboni

Federico Carboni ha registrato il filmato pochi giorni prima di morire e lo ha consegnato all’avvocato dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. Qui ha raccontato la sua tragica storia: “Ho fatto un incidente stradale a ottobre del 2010, andando a sbattere contro un casottino, e sono rimasto tetraplegico. Da quel momento la mia vita è cambiata completamente. Non sento più niente del mio corpo dalle spalle in giù, ma ho fatto tutto per far sì che la mia vita fosse il meglio possibile“.

In questi anni ho avuto un proseguimento dei dolori e delle sopportazioni che non tollero più sul mio corpo“, ha confessato Federico Carboni. Da qui la presa di coscienza di una volontà non più sopprimibile: “La mia decisione del suicidio assistito l’ho presa nel 2015. Un pomeriggio, parlando con mio padre, mi chiese quali prospettive avessi per il futuro. Gli dissi che finché fossi riuscito ad andare avanti, lo avrei fatto. Quando i dolori fossero diventati troppo forti, avrei fatto invece di tutto per ottenere questa soluzione. In Italia, se possibile, o altrimenti in Svizzera“.

Dalla Svizzera all’Italia: che cosa è cambiato

Le speranze di Federico Carboni erano praticamente crollate. Poi, due anni fa, qualcosa cambiò. “Nel gennaio del 2020 – è il suo racconto – incominciai a fare il testamento biologico e consegnai le carte in Comune. Mi sentii con la Dignitas e incominciai a raccogliere la documentazione per andare in Svizzera. A maggio-giugno ho ottenuto il semaforo verde, ma poco prima di partire per la Svizzera ringraziai Marco per le loro battaglie. Sarei stato l’ennesimo italiano costretto all’esilio all’estero per porre fine alle proprie sofferenze. Lui rispose che potevo provare nel mio Paese. In pochi giorni contattai l’avvocato dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo, e cominciammo la trafila burocratica per ottenere il suicidio assistito qui in Italia“.

Il 44enne di Senigallia (Ancona), tetraplegico da quasi dodici anni, ieri ha posto fine alle proprie sofferenze con il suicidio medicalmente assistito in casa. Si tratta della prima persona ad averne ottenuto l’accesso in Italia. “Essendo stato il primo in Italia – ha spiegato Federico Carboni –, ci ho messo 20 mesi. Mi auguro che le prossime persone che ripercorrono la mia strada ci mettano molto meno tempo. Perché 20 mesi per chi sta male e soffre sono veramente lunghi“.


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