Europa: è incubo hacker,
ma Anonymous dov’è finito?

Anonymous, gruppo di giustizieri senza volto del web nello scorso decennio, prese di mira e fece tremare molti potenti. Ora, con l'Europa sotto scacco degli hacker, tutto tace da mesi

Anonymous
Anonymous (Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license)
newsby Redazione5 Agosto 2021


La minaccia hacker è sempre più evidente in buona parte d’Europa. Dopo che un attacco informatico ha creato colossali problemi alla Regione Lazio, nelle ultime ore l’Olanda ha lanciato un allarme ancora più esteso. “La sicurezza del Paese è in pericolo“, hanno spiegato i direttori di tre importanti società olandesi di sicurezza informatica (Eye, Hunt & Hackett e Northwave). E a questo punto diventa lecito chiedersi: che fine ha fatto il movimento che per qualche anno era diventato punto di riferimento assoluto in ambito di “hacktivismo“, e cioè Anonymous?

I “giustizieri senza volto”: quasi vent’anni di storia

Prima un po’ di storia. Il movimento Anonymous nacque nel 2003, inizialmente con intenti perlopiù goliardici e la volontà di rappresentare un nuovo concetto di “identità condivisa” in rete. Ma con il tempo il collettivo assunse progressivamente il ruolo di giustizieri senza volto, in lotta con i loro attacchi hacker contro le ingiustizie e i “poteri forti”. Ben prima che quest’ultimo concetto fosse completamente travisato da complottisti e deep web.

Sta di fatto che il gruppo iniziò a riunirsi su siti web imageboard (a partire da 4chan), assumendo via via un ruolo sociale sempre più definito. A partire dal 2006 (quando attaccò un parco divertimenti dell’Alabama, che aveva impedito a un bimbo di due anni malato di Aids di immergersi in piscina), la popolarità di Anonymous crebbe sempre più. Fino a prendere di mira suprematisti bianchi, Scientology, Borsa statunitense e ‘Wall Street Journal’. Ma negli anni attacchi hacker colpirono anche i governi di Iran, Tunisia, Egitto e Ungheria, soprattutto con finalità anti censura.

Anonymous negli ultimi anni e i recenti attacchi hacker

Ora la situazione è estremamente diversa, pur su un campo di gioco simile. Gli attacchi hacker di questi giorni, infatti, mirano a creare disservizi nocivi per la comunità. E, soprattutto, rappresentano ideologie per certi versi opposte a quelle di Anonymous. Le modalità sono però molto simili, specie se si passa in rassegna ciò che avvenne nel 2012, quando in pochi mesi finirono sotto attacco in Italia siti o sistemi informatici di Trenitalia, Equitalia, Enel, Carabinieri, Polizia di Stato e i ministeri di Difesa e Interni.

Il movimento però smise di operare con tale frequenza e incisività, già dal 2014. Le ultime due grandi operazioni risalgono al 2016 (in ambito sanitario) e al 2018 (si contestavano i pochi fondi destinati a scuola, welfare e sanità). Negli ultimi anni Anonymous continua ad essere attivo, ma sembra quasi sparito dall’ormai sterminato universo di operatori del dark web. Gli ultimi due annunci pubblicati sul suo stesso sito ufficiale sono ormai vecchi di un paio di mesi (e riguardano Elon Musk e Olimpiadi). Per arrivare a quota dieci contenuti, invece, bisogna abbracciare più di un anno. Nel frattempo il mondo hacker sta mettendo in difficoltà governi e campagne vaccinali, ma sul tema da parte di Anonymous tutto tace.


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