Animali uccisi e gogna mediatica, gli ultimi casi

Dopo gli ultimi tristi episodi, sul Web è esplosa la rabbia di chi vuole giustizia per gli animali uccisi, tra sit-in e richieste di vendetta

Gogna mediatica su chi uccide gli animali: l'orsa Amarena e gli altri casi | ANSA Valerio Minato
Newsby Federica Cirone 4 Settembre 2023

Dalla capretta “uccisa per gioco” ad Anagni alla brutale esecuzione dell’orsa Amarena a San Benedetto dei Marsi. Sono solo gli ultimi due dolorosi casi di animali uccisi, senza apparente ragione, dalla mano dell’uomo. Gesti sconsiderati, avventati, frutto di un impulso ingiustificato, quasi barbarico.  Non sorprende quindi che episodi di questo tipo attirino l’attenzione pubblica, sollevando veri e propri casi mediatici, tra chi richiede giustizia e chi esige vendetta.

Davanti a simili atrocità, le comunità avviano una caccia all’uomo che sfocia in reali attacchi veementi contro chi si macchia di tali colpe. La gogna mediatica non risparmia nessuno, ma anzi può essere un colpo più pesante sulla coscienza dei colpevoli rispetto a quanto prevedono le misure di legge. Infatti, secondo le disposizioni dell’articolo 544 bis del Codice Penale, chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni. E la pena aumenta se al reato viene riconosciuta l’aggravante della crudeltà. Così come l’indignazione e la rabbia di chi pretende giustizia.

Il caso della capretta di Anagni

Le cronache estive sono state sconvolte da brutali casi di animali uccisi,  frutto di barbarie o di impulsi ingiustificati. Una delle vittime caduta sotto la mano sconsiderata dell’uomo è stata la capretta allevata in un agriturismo di Anagni, in provincia di Frosinone, uccisa a calci e pugni da un gruppo di ragazzi che volevano “solo” divertirsi. Secondo quanto emerso dalle indagini, i giovani, che stavano partecipando a una festa presso l’agriturismo in questione, hanno avvicinato la capretta, che, abituata alla vicinanza dell’uomo, si è lasciata accarezzare. Tuttavia, in poco tempo, il loro gesto si è caricato di una violenza senza controllo. Infatti, presi dall’euforia folle del momento, il gruppo si è accanito sull’animale, colpendolo senza pietà e riprendendo tutto con i loro cellulari, come se fosse l’ennesimo video divertente da postare sui social.

La violenza ripresa con i cellulari

Nel filmato agghiacciante, i ragazzi prendono a calci e pugni la capretta fino a farla stramazzare al suolo, per poi incitare addirittura uno di loro a proseguire il macabro gioco, tra grida di incoraggiamento e risate sguaiate. Non soddisfatti, dopo la violenta uccisione, i giovani decidono si caricare il corpo dell’animale su una carriola, per lanciarlo da una finestra. Una violenza inaudita, una sevizia intrisa di violenza gratuita.

Ovviamente, il titolare della struttura ha subito sporto denuncia, mentre sul Web la popolazione, indignata dalla barbarie, ha avviato una caccia alle streghe, tra proteste e minacce affinché venga attuata una punizione esemplare.

ad Anagni per la capretta
Il sit-in di protesta organizzato ad Anagni dall’attivista Enrico Rizzi |v FACEBOOK @enricorizzi

In particolare, sabato scorso in piazza Cavour, quasi 200 cittadini di Anagni hanno preso parte al sit-in organizzato dall’attivista Enrico Rizzi, il quale ha provocato momenti di tensione mostrando pubblicamente un poster con la foto di uno dei responsabili dell’uccisione della capretta, con tanto di nome e cognome. Un gesto forte, accompagnato dall’aggressiva richiesta di una pena esemplare per i giovani assassini, già condannati a una gogna mediatica senza sconti.

“Se vedo un pezzo di merda di questi lo lascio a terra, non mi fermo a soccorrerlo. Se viene investito, si sente male o si ubriaca, non me ne frega nulla: per quanto mi riguarda, può morire”: ha urlato Rizzi al megafono, aizzando la folla inferocita. Nel mentre, i legali del giovane indagato hanno rilasciato un comunicato in cui si appella al diritto del ragazzo di essere tutelato da diffamazioni e offese gravi – estese anche alla famiglia – prima che vengano formalizzate le accuse e emessa la sentenza. Il compito di gestire il caso – per quanto brutale sia – della capretta spetta solo alla Magistratura Minorile, unica autorizzata dallo Stato.

Animali uccisi: cosa prevede la legge

Il Codice Penale italiano prevede delle norme per garantire al meglio la tutela degli animali, con misure severe da applicare nei confronti di chi si macchia di reati volti a ledere la loro incolumità. Infatti, oltre a sanzioni pecuniarie e rischi detentivi, chiunque uccida un animale senza necessità incorre anche in una serie di aggravanti. Nello specifico, l’articolo 544 ter, attesta che: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro”. Inoltre, la pena può addirittura può raddoppiare qualora da tali reati derivi la morte dell’animale.

“Non vivo più”: parla l’assassino dell’orsa Amarena

Purtroppo, l’episodio della capretta massacrato ad Anagni non un caso isolato di animali uccisi. Nei giorni scorsi, ha fatto indignare il pubblico del Web e l’Italia intera la storia dell’orsa Amarena, ammazzata a San Benedetto dei Marsi, in Abruzzo, da un colpo di fucile. A sparare, Andrea Leombruni, 56enne, che ha tentato di giustificare con la paura il suo gesto avventato, asserendo di avere sorpreso l’animale mentre si aggirava nel suo pollaio.

“Mi sono trovato all’improvviso quest’orso ed ho fatto fuoco per terra, non ho mirato, il fucile aveva un solo colpo”. Leombruni si è presentato sotto choc ai Carabinieri. Sconvolto per quanto aveva fatto, ha ribadito di non avere avuto mai intenzione di uccidere l’orsa, ma di essersi solo difeso, spaventato da un possibile attacco dell’animale. “Ci devi passare per capire quello che sto provando ora. Ho sbagliato, l’ho capito subito dopo aver esploso il colpo”. Tuttavia, il suo pentimento non basta a convincere i cittadini di San Benedetto dei Marsi, che nell’orsa Amarena – e i suoi due cuccioli – avevano fatto la mascotte del paese.

Animali uccisi: Amarena e i suoi cuccioli
L’orsa Amarena in compagnia dei suoi cuccioli | FACEBOOK @quirinodorazio La Goccia

Tra chi ha imbrattato le mura di casa di Leombruni con un murales con la scritta “giustizia” a chi non si fa scrupoli nel minacciare l’indagato e la sua famiglia. Tantissimi chiedono vendetta per l’animale ucciso.  “Ti uccidiamo”. “Farai la stessa fine dell’orsa”. “La tua famiglia è in pericolo”. Parole dure, violente, specchio della barbarie commessa – forse inavvertitamente davvero – da Leombruni, il quale è ora sotto scorta. Nel frattempo, San Benedetto dei Marsi è diviso in due. Tra chi continua a condannare l’assassino di Amarena, esigendo punizioni esemplari, e chi invece non condivide la gogna popolare a cui è sottoposto.

Da parte sua, il Sindaco del paese sta cercando di contenere gli animi dei suoi cittadini, mentre continuano le ricerche dei due cuccioli di Amarena. I piccoli non possono sopravvivere a lungo senza le cure della madre, quindi i Carabinieri Forestali e le guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise hanno avviato una corsa contro il tempo per trovarli. Dopo un primo fallimento, gli agenti hanno avvistato i cuccioli nel tratto che erano soliti percorrere con la mamma, nei pressi di San Benedetto, dove hanno messo delle esche per agevolare la cattura. Un altro sistema potrebbe essere quello di servirsi di reti a vista, dal momento che gli orsetti sono troppo piccoli per essere colpiti da cartucce narcotizzanti.

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