Aborto: no della Regione Marche alla Ru486, infuria la polemica

Aborto al centro di una feroce discussione in Consiglio regionale: il capogruppo di Fratelli d'Italia evoca il rischio di "sostituzione etnica", l'opposizione non ci sta

L'Argentina legalizza l'aborto
L'Argentina legalizza l'aborto
newsby Marco Enzo Venturini29 Gennaio 2021


Infuria la polemica nella Regione Marche, dopo che la maggioranza del Consiglio regionale ha ribadito la propria intenzione di impedire la somministrazione della Ru486 nei consultori. Si tratta della pillola abortiva, su cui pure il ministero della Salute ha emesso linee guida molto chiare un anno fa. Vi si stabiliva la sicurezza dell’aborto farmacologico, e anche questo che possa essere effettuato in laboratorio senza obbligo di ricovero. Qualcosa che ad Ancona si sta affrontando in maniera quasi opposta.

Aborto: la richiesta della Regione Marche

La Regione Marche è guidata da Fratelli d’Italia dal settembre 2020, quando dalle amministrative uscì Francesco Acquaroli come nuovo presidente. E proprio lui, già a dicembre, chiese senza giri di parole di rivedere le linee guida nazionali sull’interruzione volontaria di gravidanza. In parole più chiare: no all’aborto e alla pillola Ru486 nei consultori. E intanto si è andato anche oltre.

Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale delle Marche, ha infatti parlato addirittura di rischio di sostituzione etnica da collegarsi all’aborto: “Una battaglia che aveva un suo senso negli anni ’60 e ’70. Ma oggi è fuori posto, visto che la società occidentale vive un periodo di grande denatalità“.

La rabbia dell’opposizione e il caso della Polonia

Quindi il passaggio dall’aborto (e quindi il diritto di autodeterminazione delle donne) ai tassi nazionali di natalità, che ha scatenato la furia dell’opposizione: “Oggi la battaglia che dobbiamo fare è quella per la natalità. Non abbiamo ricambio, e non riesco a sposare il tema della sostituzione. Cioè che visto che siamo in una società che non fa figli, è lecito pensare di essere sostituiti da persone provenienti da altre storie, continenti, etnie“.

Una presa di posizione che sta inevitabilmente generando un uragano di polemiche. Specie in una fase storica in cui un’eco pressoché assordante giunge dalla Polonia, dove l’aborto è stato di fatto vietato da un governo di estrema destra e ultra-cattolico, con tanto di proteste a fiume in tutto il Paese e conseguente scia di arresti.


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