Autore: Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

Amen. In una frazione che doveva essere di trasferimento, il Tour de France è tornato ad essere Tour de France. Scatti, rasoiate, trenate, ventagli: il torpedone colorato si è sgretolato in gruppetti e drappelli, con parecchi big e aspiranti tali impigliati e attardati in una tappa mirabile (voto 163, come i km di spettacolo) che rappresenta la quintessenza della Grande Boucle. La squadra di Peter Sagan (voto 8, anche se non si ricorda più come si vince) si chiama Bora (voto 10), e manco a farci a posta, ha fiutato il vento. Nel portare in carrozza l’asso slovacco a un…

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Il ciclismo, specialmente nella corsa a tappe di maggior blasone del calendario mondiale, è fatto di lunghe fasi di studio: nessuno lo mette in dubbio. È un gioco di ruolo di tre settimane, fatto di occhiate e di piccole minuzie. È innegabile però che da tre giorni il Tour de France regali le emozioni di un rosario vespertino. Tra il Col de la Lusette e l’arrivo a Mont Aigoual ci aspettavamo un po’ di guaranà, invece ci è stato ripropinato il valium. Un dato è inequivocabile: ieri tutti (noi inclusi) si attendevano che, di riffa o di raffa, Adam Yates…

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Una soporifera scampagnata: la frazione di ieri (voto 2: non al tracciato, ma all’interpretazione) con arrivo a Privas è di quelle che fanno salire il cattivo. Si trattava di un percorso con lievi pieghe nell’altimetria, destinato a uno sprintone di gruppo su un semicurvone un po’ all’insù. Un format che il Tour de France, in un secolo e passa di storia, ha proposto centinaia di volte. Con copione consolidato: fuga, più o meno numerosa, e compagini dei velocisti in testa al gruppo a mulinare. Ieri, invece, abbiamo assistito a una cicloturistica insopportabile: non uno scatto, non una scorribanda, non una…

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Il primo blitz sulle Alpi del Tour de France qualche sentenza “slim” già ce l’ha data. Innanzitutto ha messo fine alla colossale bluffata di Primoz Roglic (voto 9). Il dominus dell’ultima Vuelta di Spagna, dopo il capitombolo al Giro del Delfinato, per una settimana ha dato vita a una pantomima che la metà basta. “Non so se andrò al Tour”. “Pensavo di stare meglio”. “Deciderò solo il giorno prima”. Addirittura il suo entourage ha lasciato intendere che fosse pronto a virare sul Giro d’Italia. Un bluff da pokerista consumato. Anche la pretattica è un talento: oggi sul traguardo di Orcieres-Merlette…

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L’avevamo preconizzata ieri mattina, la volatona finale. E volata è stata nella terza tappa del Tour de France. Caleb Ewan (voto 10), funambolico soldo di cacio, degno erede “canguro” di Robbie McEwen (storico rivale di Cipollini prima e di Petacchi poi nei primissimi duemila), è rimasto imbottigliato nell’ingorgo che creatosi sul lungo rettifilo di Sisteron. Da favoritissimo, pareva fuori dai giochi quando tutti i pretendenti sono saliti di watt. Come una locomotiva, l’unico in grado di domare il vento contrario sembrava l’irlandese Sam Bennett (voto 7,5). Forse però ha chiesto troppo ai portentosi cavalli del suo motore: la vittoria era…

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Dopo lo sdrucciolevole primo atto (voto 0), tra capitomboli, carreggiate oleose e prime vittime di vaglia (Gilbert rotula rotta, Degenkolb in ospedale al suo fianco, Pinot ancora in gara ma ammaccatissimo), sui colli che vegliano sulla Costa Azzurra arriva la stoccata di D’Artagnan nell’insolito Tour de France di fine estate. Julian Alaphilippe (voto 11), su un percorso tagliato su misura per le sue caratteristiche di dinamitardo da corsa scoppiettante, innaffia tra le lacrime per suo papà la maglia gialla di cui già un anno fa fu proprietario per mezza Grande Boucle. Oltralpe lo osannano: potrà quest’anno azzardarsi a fare classifica?…

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Non convocati. Semplicemente. I britannici Chris Froome e Geraint Thomas non saranno al via della Grande Boucle il prossimo 29 agosto. Il Team Ineos ha diramato la lista per il Tour de France: i nomi dei due assi d’Oltremanica non figurano. Apriti cielo. Quella che a tutti gli effetti è una scelta tecnica, anche fin troppo circostanziata e giustificata, per il mondo della pedivella è notizia da titolo in grassetto a carattere alto un cubito. Il percorso di Froome Già, perché si tratta di una decisione che mette la cera lacca su un decennio di storia del ciclismo. Il più…

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Ci aspettavamo un bimestre orripilante, uno sfregio indelebile alla storia del pallone, e invece si è rimasti ben dentro il limite della decenza. Il campionato di Serie A 2020 piazza i suoi ormeggi negli almanacchi, e lo fa dopo settimane divorate a ritmi forsennati, tra grandinate di rigori, qualche capitombolo, diverse resurrezioni e immancabili polemiche. A Cesare, pardon a Gravina, va dato ciò che è di Gravina. Si voleva salvare il salvabile, dopo il passaggio a livello sbarrato primaverile. E ci si è tutto sommato riusciti. Ora è già tempo di tuffarsi nell’off season più breve di sempre, ma prima…

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“Scusate la commozione. Ma il nostro computer ha appena annunciato che Fabio Casartelli è morto”. Adriano De Zan, con la voce frantumata dal dolore, anticipa un buco di almeno un paio di minuti nella sua telecronaca. Alla ripresa, col timbro solenne del lutto, la spalla tecnica Vittorio Adorni, ricorda tutti i morti “sul campo” nella storia della corsa più importante del mondo, il Tour de France. È una giornata asfissiante, quel 18 luglio 1995. I raggi di un sole cocente rimbalzano sullo schermo della tv, rendendo l’aria quasi irrespirabile. Gianni Savio, diesse tra i più noti del ciclismo italiano, prova…

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Il detto popolare ammonisce: quando ci fischiano le orecchie, è perché qualcuno sta parlando (bene o male, ma generalmente male) di noi. Se tanto ci dà tanto, e se davvero la massima ha un minimo di traslazione nella realtà, il ronzio nei timpani di Ralf Rangnick in questi giorni dev’essere fortissimo. Al limite del sostenibile. Un convitato di pietra, anzi di travertino, il mister (ioso) teutonico. Il suo arrivo a Milano non ha ancora la cera lacca dell’ufficialità, ma il suo nome già imperversa nei corsivi dei giornali, nei “pipponi” degli opinionisti, nei cicalecci dei tifosi sui social. Del resto,…

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